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Attualità 3 min di lettura12 ott

Difesa, l’AI non decide da sola: il nodo delle competenze e del futuro militare

A Roma il vertice dell’Aeronautica ha messo al centro il rapporto tra intelligenza artificiale, nuove tecnologie, investimenti e responsabilità umana.

Il punto non è se l’intelligenza artificiale entrerà nella Difesa, ma quanto cambierà il lavoro di chi dovrà impiegarla e controllarla. Per Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, l’evoluzione tecnologica potrà modificare le competenze richieste, senza però eliminare la presenza dell’essere umano nei passaggi decisivi.

Il generale di squadra aerea ne ha parlato a Roma, durante il convegno “Facciamo Sistema – Difendiamo il presente, Pianifichiamo il futuro: Insieme, più in alto”, ospitato lunedì 12 ottobre all’Auditorium Adriano Visconti di Palazzo Aeronautica. L’appuntamento ha riunito istituzioni, Forze armate, imprese, università e ricerca per discutere delle trasformazioni che attendono il comparto aerospaziale.


La decisione resta agli esseri umani

Conserva ha indicato nella complessità delle operazioni militari e nelle questioni etiche due motivi per cui non sarà possibile affidarsi interamente a droni e sistemi intelligenti. «L’uomo nel loop decisionale è fondamentale», ha spiegato, sottolineando che anche i futuri programmi, tra cui il Gcap, caccia di sesta generazione, dovranno combinare automazione e controllo umano.

Secondo il capo di Stato Maggiore, il progresso potrebbe portare a un riassetto delle professionalità necessarie nelle Forze armate. Il cambiamento riguarderà quindi formazione e specializzazioni, ma non coinciderà con la sostituzione dell’elemento umano da parte dell’intelligenza artificiale. La presenza dell’operatore, ha aggiunto, rappresenta anche una garanzia di maggiore resilienza per i sistemi del futuro.


Non esiste solo l’intelligenza artificiale

Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, ha allargato il quadro oltre l’AI. A suo avviso, la modernizzazione della Difesa richiede una combinazione di rete satellitare, sensori radar, infrarosso, nuovi materiali, collegamenti, tecnologie quantistiche e laser, sostenuta da programmi di ricerca e risorse economiche.

Mariani ha inoltre respinto l’idea di una contrapposizione netta tra armamenti tradizionali e droni. I sistemi più avanzati, ha osservato, dovranno saper utilizzare gli aeromobili a pilotaggio remoto e, allo stesso tempo, proteggersi dai loro attacchi. Questo non rende superflue piattaforme come carri armati, navi e velivoli, ma impone di integrarle in un’architettura militare più ampia.

Per Leonardo, la spinta all’innovazione deve arrivare sia dalle aziende sia dalle scelte pubbliche. Gli investimenti, ha sostenuto Mariani, sono indispensabili per mantenere una filiera tecnologica competitiva e per consentire alle imprese di programmare lo sviluppo delle capacità richieste.

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Il futuro passa da reti e competenze

Domitilla Benigni, amministratrice delegata e direttrice operativa di ELT Group, ha evidenziato come minacce molto sofisticate e soluzioni a basso costo convivano ormai nello stesso scenario. Le capacità più avanzate restano necessarie per la deterrenza e la superiorità operativa, ma devono dialogare con droni, strumenti commerciali e tecnologie a duplice uso.

La competizione, secondo Benigni, non dipenderà più soltanto dalle singole piattaforme. Saranno determinanti la capacità di unire dati, sensori, reti e strumenti operativi, oltre alla protezione delle informazioni, del cyberspazio e dello spettro elettromagnetico. ELT Group ha quindi indicato nell’integrazione tra difesa elettronica, sicurezza informatica e intelligenza artificiale una delle direttrici dei propri investimenti.


Una strategia fino al 2044

Il convegno, promosso dall’Aeronautica Militare con la collaborazione scientifica dell’Istituto Affari Internazionali e del Centro Studi Militari Aerospaziali dell’Associazione Arma Aeronautica, ha seguito due percorsi. Il primo, dedicato alla protezione del presente, ha riguardato operatività dei sistemi d’arma, addestramento, sicurezza delle basi e contrasto ai droni.

Il secondo ha guardato al periodo 2035-2044, prendendo in esame deterrenza, difesa integrata aerea e missilistica, spazio, innovazione, autonomia energetica, sostenibilità e intelligenza artificiale. L’obiettivo dell’Aeronautica è delineare una pianificazione di lungo periodo e favorire collaborazioni tra i diversi protagonisti della sicurezza nazionale.

Tra i partecipanti figuravano rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Europea, Enea, Leonardo, MBDA, ELT Group, Avio Aero, Argotec, D-Orbit, Rheinmetall, Almaviva Group, Almawave Labs, Quantum Ket e Nuclitalia. L’incontro prepara inoltre il terreno per l’Air & Space Power Conference 2027, prevista a Milano il 7 e 8 aprile.

In un videomessaggio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato la necessità di superare una gestione separata dei diversi ambiti. Il rapido mutamento degli equilibri internazionali, ha sottolineato, impone di coordinare risorse istituzionali, industriali, accademiche e militari all’interno di una strategia comune.

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