Hasan, almeno 60 militari rifiutano la fucilazione in streaming
La possibile trasmissione dell’esecuzione dell’ex maggiore riapre il dibattito negli Stati Uniti, tra obiezioni etiche, religiose e condanne internazionali.
L’Onu ha bollato la possibile trasmissione dell’esecuzione come una pratica potenzialmente assimilabile alla tortura. Una decisione del genere, secondo le critiche espresse, avvicinerebbe gli Stati Uniti a Paesi accusati di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’Iran.
Anche il vicepresidente JD Vance ha fatto sapere che non assisterebbe alla diffusione dell’evento. «Se alla fine verrà trasmessa in diretta, io non la guarderò», ha dichiarato, definendo Hasan responsabile del più grave attacco terroristico compiuto sul territorio statunitense dopo l’11 settembre.
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Il rifiuto cresce tra i militari
Almeno 60 soldati avrebbero chiesto di non essere coinvolti nel plotone incaricato dell’esecuzione. Le motivazioni indicate sono soprattutto di natura morale e religiosa, mentre la decisione di trasformare la fucilazione in uno spettacolo trasmesso sul web ha alimentato ulteriori contestazioni.
La Military religious freedom foundation, organizzazione che si occupa di libertà religiosa nelle forze armate, ha riferito che gli oppositori potrebbero essere comunque inseriti nell’elenco dei 180 militari selezionati per partecipare all’operazione. Il suo fondatore, Mikey Weinstein, ha definito la prospettiva «grottesca e barbarica», distinguendo tra l’obbedienza a una condanna e la sua diffusione davanti a un pubblico potenzialmente composto anche da bambini.
La strage alla base texana
Nidal Hasan, già maggiore dell’esercito e psichiatra in servizio a Fort Hood, in Texas, è accusato dell’attacco compiuto nel 2009 all’interno della base. In quell’occasione morirono 13 soldati americani e altre 52 persone rimasero ferite.
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Durante l’arresto Hasan fu colpito dalla polizia e riportò conseguenze permanenti, fino a rimanere parzialmente paralizzato e a dover utilizzare una sedia a rotelle. La sua condanna a morte è quindi al centro del progetto annunciato dal capo del Pentagono Pete Hegseth.
Una condanna senza precedenti recenti
L’esecuzione è fissata per il prossimo 3 dicembre, ma la data resta legata all’eventuale decisione di Hasan di presentare ricorso. Se il procedimento andrà avanti senza ulteriori rinvii, si tratterebbe della prima fucilazione negli Stati Uniti dal 1945.
Nel caso delle forze armate, l’ultima pena capitale risale invece al 1961. John Bennett fu allora impiccato dopo essere stato condannato per stupro e tentato omicidio, in un precedente che sottolinea la distanza temporale dall’operazione prevista per Hasan.
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