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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Brexit, Burnham apre all’Europa: il piano da 10 miliardi

Il premier britannico prepara il vertice del 20 novembre con l’Ue e propone intese su commercio, energia, giovani e migranti, senza puntare per ora al rientro nell’Unione.

Il ritorno del Regno Unito nell’Unione europea non è all’ordine del giorno, ma Andy Burnham ha cambiato il tono del confronto: Londra vuole riavvicinarsi a Bruxelles e considera superato l’attuale equilibrio post-Brexit. Il premier britannico sostiene che un’intesa più stretta potrebbe produrre benefici economici superiori a 10 miliardi di sterline l’anno entro il 2040, pari a circa 11,84 miliardi di euro.


Burnham sceglie la linea pragmatica

Intervenendo a Westminster, Burnham ha chiarito di non voler cancellare l’esito del referendum del 2016 né convocare una nuova consultazione. «La nostra priorità immediata è quella di assicurare un risultato di successo da questo vertice», ha affermato, rinviando a una fase successiva il confronto sulle possibili forme della relazione futura con l’Ue.

Il premier ha però ribadito che la Brexit avrebbe prodotto più effetti negativi che vantaggi e, in un’intervista alla Bbc, si era detto favorevole a un eventuale rientro britannico nell’Unione durante la sua vita. A suo giudizio, tuttavia, questa non rappresenta l’obiettivo immediato. La linea annunciata punta piuttosto a seguire ciò che oggi chiederebbe l’opinione pubblica, descritta come più orientata verso soluzioni concrete.


Il vertice può cambiare i rapporti

Il primo appuntamento decisivo sarà a Bruxelles il 20 novembre, quando Regno Unito e Unione europea proveranno a rilanciare una relazione rimasta a lungo segnata dalle tensioni. Sul tavolo figurano un’intesa commerciale per il settore alimentare e delle bevande, un sistema comune per lo scambio delle emissioni, il collegamento delle reti energetiche, un programma dedicato ai giovani e una collaborazione più intensa sul controllo dell’immigrazione.

Secondo Burnham, il pacchetto potrebbe garantire all’economia britannica oltre 10 miliardi di sterline aggiuntivi ogni anno entro il 2040, con margini di crescita ancora maggiori. Il governo considera quindi il vertice uno strumento per sostenere l’espansione economica e affrontare l’immigrazione irregolare, mentre diversi capitoli degli accordi restano ancora da definire.

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Dalla crisi con Londra al riavvicinamento

Il percorso era cominciato sotto Keir Starmer, con i primi segnali di riapertura dopo gli anni di distanza seguiti alla Brexit. Nel maggio 2025 Bruxelles e Londra avevano raggiunto intese iniziali su difesa e pesca, avviando poi trattative su commercio e scambi universitari.

La sconfitta dei laburisti nelle elezioni amministrative del maggio 2026 aveva spinto Starmer a indicare il rapporto con l’Ue come uno dei cardini del rilancio politico. Le sue dimissioni, arrivate un mese più tardi sotto la pressione del partito, avevano fatto slittare il vertice previsto per il 22 luglio. Burnham ha raccolto quella direzione e, sul tema della Brexit, ha assunto posizioni ancora più nette.


L’accusa sulle interferenze russe

Nei giorni scorsi il premier ha sostenuto che la Russia intervenne nella campagna referendaria del 2016 con l’obiettivo di favorire l’uscita del Regno Unito dall’Ue. L’affermazione, senza precedenti da parte di un capo di governo britannico, ha riacceso il confronto politico sulla legittimità e sulle conseguenze di quella scelta.

Sollecitato dall’opposizione di destra, Burnham ha poi precisato in Parlamento di riconoscere la validità del voto e di non volerlo rovesciare. Da Bruxelles António Costa ha accolto con favore il nuovo orientamento, descrivendo Ue e Regno Unito come partner legati da valori e interessi comuni e indicando nella cooperazione più intensa una possibile risposta alle sfide europee.

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