Scuola, il nodo dei fondi: meno risorse contro la violenza
Il decreto trasferisce 4 milioni al contrasto del cyberbullismo, mentre il ministero parla di una diversa gestione delle risorse e il Pd prepara modifiche.
I Centri provinciali per l’istruzione degli adulti rischiano di ricevere nuovi incarichi senza un rafforzamento degli organici né finanziamenti aggiuntivi. Il decreto scuola affida loro i corsi gratuiti di italiano per i genitori stranieri, fino al livello A2, quando le difficoltà linguistiche possono ostacolare il percorso scolastico dei figli.
La norma, però, stabilisce che il servizio debba essere organizzato utilizzando le risorse già disponibili e senza nuovi costi per lo Stato. Per Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, si tratta di un punto da approfondire con audizioni e correzioni: ai Cpia verrebbero assegnate ulteriori funzioni senza mezzi adeguati.
Il Pd prepara una serie di modifiche
La partita parlamentare non riguarda soltanto i corsi di lingua. Manzi ha annunciato emendamenti anche per le politiche di integrazione, il sostegno agli insegnanti di italiano per stranieri e il coinvolgimento dei Comuni nei progetti di mediazione culturale.
Tra le richieste dei democratici figura anche il recupero dei fondi destinati ai programmi scolastici sulla violenza contro le donne. Il decreto sarà esaminato dal Senato a partire dal 7 ottobre e dovrà essere convertito entro il 29 novembre, appena dopo il 25 novembre, data dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. «Sarebbe uno smacco non da poco», ha osservato Manzi riferendosi alla possibile approvazione del provvedimento in quella fase.
Quattro milioni cambiano destinazione
Il punto più contestato riguarda una modifica contabile contenuta nell’articolo 4. Per il Fondo permanente contro il cyberbullismo vengono aggiunti 4 milioni di euro nel 2026 e altri 4 milioni nel 2027, con una riduzione di pari importo del fondo creato per le attività educative contro la violenza di genere.
La legge di Bilancio aveva previsto 7 milioni per il 2026 e altrettanti per il 2027, destinati alle scuole secondarie per iniziative su rispetto, consenso, pari opportunità e consapevolezza nelle relazioni. Con il nuovo provvedimento, 3 milioni restano collegati a questi obiettivi, mentre 4 milioni vengono indirizzati al contrasto del cyberbullismo: il fondo originario, quindi, non rimane più intatto come voce autonoma.
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La replica del ministero
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito respinge l’accusa di un taglio. Secondo la ricostruzione ministeriale, lo stanziamento della manovra era stato collocato presso il Ministero dell’Interno e avrebbe dovuto passare dai Comuni prima di arrivare agli istituti scolastici.
Un percorso ritenuto troppo complesso, che avrebbe impedito alle scuole di utilizzare concretamente le somme. Il decreto, nella lettura del ministero, serve quindi a rendere disponibili quei finanziamenti già nel 2026 e non sottrae risorse alle attività educative: «Nessun taglio alle risorse per l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere».
Anche le scuole di montagna nel mirino
Per il Pd, tuttavia, il trasferimento dei 4 milioni conferma una logica di semplice riallocazione tra capitoli di spesa. Manzi contesta che le misure contro il cyberbullismo vengano sostenute riducendo uno stanziamento nato per prevenire la violenza di genere, pur riconoscendo l’importanza di entrambe le aree.
La deputata segnala inoltre un’altra modifica contenuta nel decreto, relativa al credito d’imposta per chi si trasferisce a lavorare negli istituti delle aree montane. La norma sostituisce la decorrenza dal 2025 con un beneficio valido per il 2025 e poi dal 2028: per il 2026 e il 2027 vengono così liberati 20 milioni di euro all’anno, destinati a orientamento, inclusione e contrasto della dispersione scolastica.
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