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Attualità 4 min di lettura1 ott

Scuola e sessualità: il dato che riaccende il confronto

Per l’anno scolastico 2026-2027 il progetto “A Luci Accese” si concentrerà sulle scuole secondarie di primo grado di Milano, rivolgendosi agli istituti che decideranno di partecipare liberamente.

L’iniziativa sarà realizzata in linea con le norme attualmente in vigore e con il supporto dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

I dati raccolti mostrano intanto che gli studenti già coinvolti in percorsi educativi dedicati adottano comportamenti più consapevoli: i rapporti completamente non protetti riguardano il 14,5% contro il 18,5% di chi non ha seguito attività analoghe. Tra i partecipanti, inoltre, l’82,5% si sente in grado di chiedere alla persona con cui ha una relazione di usare il preservativo, mentre soltanto il 7,2% dichiara di non sapere come impiegarlo correttamente, rispetto al 12,6% degli altri ragazzi.


Un progetto che si concentra sulle medie

Nato nel 2023 per le scuole secondarie di secondo grado, “A Luci Accese” è stato ampliato nel 2025 con un percorso specifico per le scuole secondarie di primo grado. Contenuti e metodi sono definiti sotto la supervisione autonoma di un responsabile scientifico esterno, con l’obiettivo di assicurare solidità e rigore alla proposta.

In tre anni il programma ha raggiunto 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 studenti. Nell’anno scolastico in corso, la scelta di puntare esclusivamente sulle scuole medie milanesi nasce dalla volontà di accompagnare ragazze e ragazzi in una fase delicata dello sviluppo psicologico ed emotivo.


Esperienze sempre più precoci

L’analisi, condotta da Durex insieme a Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su oltre 15.000 persone tra gli 11 e i 24 anni, segnala un abbassamento dell’età del primo rapporto sessuale. Il 49,6% degli intervistati colloca questa esperienza tra gli 11 e i 16 anni; l’11,1% afferma invece di averla vissuta prima dei 13 anni, quasi quattro volte il dato del 2019, fermo al 3,1%.

Sul fronte della protezione emergono ulteriori criticità. Il 32,1% non ha usato il preservativo durante il primo rapporto, percentuale che arriva al 69,8% tra gli 11 e i 13 anni. A utilizzarlo sempre è il 45,6% del campione, in calo rispetto al 56,7% del 2019, mentre il 66,1% dichiara di aver fatto ricorso almeno una volta al coito interrotto: il dato è cresciuto dell’11,6% dal 2018 e del 6% dal 2025.


La rete sostituisce il dialogo

Per il 55,1% dei giovani internet rappresenta il principale luogo in cui cercare indicazioni su sessualità e contraccezione. Il 37% lo fa per evitare l’imbarazzo di una conversazione diretta, mentre appena il 7,8% si rivolge ai genitori o ad altri adulti di riferimento; il 9,3% non chiede informazioni a nessuno.

Il confronto in famiglia resta difficile: il 45,9% degli intervistati non ha mai affrontato l’argomento tra le mura domestiche. Il disagio viene indicato come il maggiore ostacolo dal 42,7% dei ragazzi, in un contesto nel quale i contenuti digitali arrivano spesso prima di una maturazione adeguata delle competenze emotive e relazionali.

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La scuola resta una richiesta forte

Nonostante il 44,3% dei partecipanti non abbia mai trattato questi temi in classe, la scuola continua a essere considerata un punto di riferimento. Tra coloro che hanno partecipato a incontri sull’argomento, soltanto il 21% li ha giudicati davvero utili; ciononostante, il 90,3% chiede l’attivazione di percorsi strutturati e il 64,6% li vorrebbe obbligatori.

Il 72,4% preferirebbe che a guidare le attività fossero medici, psicologi o altri professionisti qualificati, anziché esclusivamente gli insegnanti. Quanto alle modalità, il 30,2% indica come preferibili i gruppi di discussione e il confronto in classe. La richiesta trova un ampio consenso anche tra gli adulti: è favorevole il 90,7% degli insegnanti, con il 47,2% orientato a un avvio già nella scuola secondaria di primo grado, e l’88,7% dei genitori, il 57% dei quali vorrebbe partire dalle medie.


Il nuovo consenso delle famiglie

Nel nuovo anno scolastico è entrata nel dibattito anche la disciplina sul consenso informato. Prima delle attività extracurriculari dedicate all’affettività e alla sessualità, le famiglie devono ricevere informazioni su contenuti e modalità, potendo poi autorizzare oppure rifiutare la partecipazione dei figli.

La questione si è intrecciata con la recente raccolta firme per un referendum destinato a intervenire sulla normativa: l’iniziativa si è conclusa dopo aver superato quota 575.000 sottoscrizioni. In questo clima, la nona edizione dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” rileva che circa 9 ragazzi su 10 sostengono l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, una posizione rimasta stabile rispetto al 2024 e al 2025.

Laura Savarese, direttrice Affari regolatori e relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa, ha sottolineato che i risultati richiedono interventi coordinati, costruiti con il contributo di famiglie, studenti ed esperti e ispirati alle linee guida dell’Oms.

Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, professore associato di Psicologia clinica presso l’università eCampus e presidente eletto della European Federation of Sexology, ha evidenziato che i giovani non domandano soltanto nozioni biologiche o sanitarie. Cercano anche strumenti per affrontare consenso, relazioni, rispetto, emozioni e rischi legati all’ambiente digitale, così da compiere scelte più sicure e consapevoli.

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