Scommesse online, la rivolta del Brasile arriva alla Corte suprema
Radio e televisioni denunciano perdite e contratti saltati dopo il decreto di Lula, mentre anche club e operatori contestano il divieto nazionale.
Il decreto brasiliano contro le scommesse online rischia di trasformarsi in un caso giudiziario e commerciale. Le emittenti radiofoniche e televisive sostengono di aver subito un pesante danno economico dopo il blocco delle attività e della pubblicità legata agli operatori del settore.
Le emittenti chiedono lo stop immediato
L'Associazione brasiliana di radio e televisione ha presentato un ricorso alla Corte suprema per ottenere la sospensione provvisoria del provvedimento voluto dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva. L'organizzazione chiede inoltre che il decreto venga giudicato incostituzionale.
Secondo l'associazione, il divieto ha prodotto una riduzione consistente degli introiti e ha fatto saltare diversi accordi commerciali. Tra le conseguenze indicate figurano la chiusura anticipata di contratti, l'impossibilità di pubblicare nuove campagne, il mancato rinnovo di intese già esistenti e le difficoltà nel rispettare gli impegni sottoscritti con le società di scommesse.
Il ricorso affidato a Luis Fux
La richiesta è stata sottoposta al giudice della Corte suprema Luis Fux, che dovrà valutare la domanda di sospensione in attesa della decisione definitiva sui ricorsi ancora pendenti davanti all'istituzione. L'associazione considera sproporzionati gli effetti immediati della misura sulle aziende radiotelevisive.
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Nel ricorso viene messa in discussione anche la necessità di intervenire con urgenza. Il decreto è stato emanato venerdì scorso, a breve distanza dalle elezioni presidenziali alle quali Lula partecipa per cercare la rielezione, e l'associazione contesta proprio la motivazione temporale utilizzata dal capo dello Stato.
Anche calcio e operatori protestano
La causa delle emittenti si aggiunge alle iniziative legali avviate dalle imprese di scommesse, anch'esse contrarie alla misura. Il provvedimento ha inoltre suscitato la reazione dei club calcistici brasiliani, che hanno perso le sponsorizzazioni garantite dagli operatori del comparto.
Il fronte degli oppositori comprende quindi soggetti con interessi differenti: radio e televisioni lamentano il venir meno della pubblicità, le società contestano il divieto delle proprie attività e le squadre denunciano la cancellazione degli accordi commerciali. La Corte suprema dovrà ora pronunciarsi sia sulla richiesta cautelare sia sulla legittimità complessiva del decreto.
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