Schlein sfida Meloni: «La sorpresa saremo noi» e lancia l’alternativa
La leader del Pd rivendica il ruolo del partito nella coalizione progressista, apre alle primarie e attacca il governo su economia, welfare e legge elettorale.
«Che ci sia chi non può tollerare l’idea di una persona di sinistra a Palazzo Chigi non è una sorpresa: la sorpresa saremo noi». Elly Schlein sceglie una sfida diretta alla maggioranza per rilanciare il progetto del centrosinistra e rivendicare la possibilità di guidare il Paese dopo le prossime elezioni.
La segretaria del Partito Democratico, intervenendo alla Direzione del partito, descrive i mesi che attendono i dem come una fase decisiva per l’Italia e per l’Europa. Ai suoi chiede compattezza, responsabilità e serietà, indicando nell’unità una delle principali risorse della comunità progressista.
Il Pd rivendica la leadership
Secondo Schlein, l’alleanza alternativa alla destra è già una realtà operativa: le forze progressiste hanno superato diffidenze e divisioni e amministrano insieme diversi territori. Il percorso, ha precisato, non è ancora terminato, ma esiste una base concreta per costruire una proposta di governo.
La leader dem ha difeso il peso del Pd, ricordando che il partito è oggi la principale forza di opposizione grazie al consenso ottenuto alle elezioni europee, regionali e comunali. Ha quindi respinto l’idea che tutte le forze della coalizione debbano avere lo stesso ruolo, sostenendo che la guida spetti al partito capace di raccogliere più voti.
«Generosi sì, ingenui no», ha detto Schlein, osservando che in altri Paesi europei sarebbe considerato normale affidare la leadership al soggetto politico arrivato primo. Per lei, non si tratterebbe di egemonia, ma dell’applicazione di un principio democratico.
Programma prima del candidato
La segretaria propone di definire anzitutto un progetto comune e soltanto in seguito di stabilire chi dovrà guidare l’alleanza. Il candidato premier, ha spiegato, dovrà rappresentare l’intera coalizione e non soltanto il partito di appartenenza.
Schlein ha assicurato che il Pd è pronto a iniziare il confronto anche subito, a condizione che il lavoro sia condiviso e non venga condotto da una sola forza. Il programma dovrà essere elaborato con i partiti progressisti, le realtà del terzo settore, il mondo produttivo, i sindacati e i cittadini, evitando un percorso ristretto alle sedi delle organizzazioni politiche.
Ha inoltre ricordato la proposta avanzata dopo le elezioni regionali del 2025 per un grande itinerario di ascolto nazionale. Il Pd, secondo la sua ricostruzione, ha concluso il proprio percorso a febbraio, con l’obiettivo di intercettare anche quei 5 milioni di elettori che avevano partecipato al referendum ma non avevano votato democratico alle europee di due anni prima.
Primarie e punti di convergenza
Nel caso in cui gli alleati non riconoscano al partito più votato il diritto di esprimere il candidato premier, Schlein ha confermato la disponibilità a ricorrere alle primarie. La leader del Pd si è detta convinta che il confronto potrebbe essere vinto insieme, garantendo poi spazio alle diverse sensibilità presenti nella coalizione.
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Il patto da sottoporre agli elettori dovrebbe partire da proposte già condivise su lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Anche sulla politica estera, ha aggiunto, i punti di accordo sarebbero più numerosi delle divergenze, compreso il confronto sulle posizioni riguardanti l’Ucraina.
L’obiettivo indicato da Schlein è un’intesa vincolante per tutte le forze dell’alleanza e, prima ancora, per il Paese. La leader dem ha sottolineato che le differenze non devono essere cancellate, perché una coalizione composta da partiti diversi non può funzionare come un’unica organizzazione.
L’attacco su economia e governo
Nel suo intervento Schlein ha accusato l’esecutivo di Giorgia Meloni di aver trasformato la stabilità in immobilismo. Ha citato l’inflazione al 4,2%, il livello della pressione fiscale, gli stipendi tra i più bassi d’Europa, il costo dell’energia all’ingrosso, la povertà assoluta che coinvolgerebbe quasi 6 milioni di persone e i circa 1.300.000 bambini e ragazzi compresi in quel dato.
La segretaria del Pd ha sostenuto inoltre che quasi 6 milioni di italiani rinunciano alle cure a causa delle liste d’attesa o dei costi. Sul fronte demografico ha richiamato il dato dei 355.000 nati nel 2025, il livello più basso dal dopoguerra, collegando il calo delle nascite alla precarietà, ai redditi insufficienti, alla difficoltà di acquistare o trovare casa, alla scarsità di asili nido e agli ostacoli che penalizzano le madri sul lavoro.
Schlein ha quindi invitato Meloni a riconoscere il fallimento dell’azione di governo e a lasciare il campo al voto. A suo giudizio, la maggioranza avrebbe avuto numeri sufficienti per realizzare riforme profonde, ma non avrebbe migliorato concretamente la vita degli italiani.
La legge elettorale nel mirino
Un altro capitolo dell’attacco ha riguardato la legge elettorale. Schlein ha accusato la maggioranza di voler costruire regole favorevoli a se stessa e di ricorrere alla fiducia su una materia che, in precedenza, Meloni aveva definito di competenza parlamentare.
La leader dem ha definito il provvedimento sbagliato e ha annunciato che il Pd continuerà a contrastarlo. Ha inoltre sostenuto che la destra teme la possibilità di perdere perché, a suo avviso, l’alleanza progressista rappresenta la novità capace di contendere il governo al centrodestra.
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