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Attualità 2 min di lettura53 min fa

Israele, il voto arabo torna in campo: sfida decisiva per Netanyahu

La Corte Suprema riammette Lista Unita e Ra’am dopo l’esclusione parlamentare: il 20% dell’elettorato può pesare sull’esito del 27 ottobre.

Il fronte arabo-israeliano potrà presentarsi alle urne e potrebbe diventare l’ago della bilancia nelle elezioni israeliane del 27 ottobre. La decisione della Corte Suprema riapre infatti una partita che può incidere sul confronto tra Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot, leader di Yashar e principale esponente dell’opposizione.

I giudici hanno annullato l’esclusione di Lista Unita e Ra’am, stabilita il 23 settembre dalla Commissione elettorale della Knesset. Il voto dell’elettorato arabo, pari a circa il 20% del corpo elettorale, potrebbe risultare determinante per la formazione del prossimo governo.


La Corte riporta le liste alle urne

La riammissione è arrivata all’unanimità per i partiti Lista Unita e Ra’am. La Commissione parlamentare aveva sostenuto che le due formazioni mettessero in discussione Israele come Stato ebraico e democratico e appoggiassero la lotta armata contro il Paese.

La Corte ha però ritenuto insufficienti gli elementi presentati per giustificare l’esclusione. Nella motivazione, i giudici hanno osservato: «Il materiale presentato non soddisfa i criteri stabiliti dalla giurisprudenza per la squalifica di una lista di candidati».

A favorire il ritorno in corsa delle liste è stato anche il passo indietro di Sami Abu Shehadeh, esponente di Balad, una delle componenti della Lista Unita. La sua candidatura, dopo un articolo controverso pubblicato in seguito al 7 ottobre, era considerata uno dei principali ostacoli alla partecipazione elettorale.


Cassif candidato, ma con sette voti

La Corte ha esaminato separatamente il caso di Ofer Cassif, deputato comunista di Hadash, formazione arabo-ebraica. La sua riammissione è stata approvata con sette voti contro due, quindi senza l’unanimità registrata per le liste.

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Cassif è tra le voci più dure nei confronti dell’attuale Knesset. Pur consentendogli di partecipare alla consultazione, il collegio giudicante ha preso le distanze dalle sue dichiarazioni e dalle sue iniziative, definite «oltraggiose» e capaci di «suscitare disgusto».


Una sfida che può decidere il governo

La contesa sulla presenza dei partiti arabi accompagna da tempo le elezioni israeliane, ma dopo il 7 ottobre il confronto si è fatto più aspro, anche per lo spostamento a destra della società. Nel mirino della Commissione erano finite Ra’am, guidata da Mansour Abbas, e Lista Unita, composta da Hadash, Ta’al e Balad.

Le formazioni rappresentano gli arabo-israeliani, cioè i palestinesi in possesso della cittadinanza israeliana e i discendenti della popolazione rimasta nel Paese dopo la sua fondazione nel 1948. La Lista Araba Unita aveva inoltre sostenuto il precedente esecutivo, guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid.

Secondo i sondaggi citati nel testo, Eisenkot avrebbe bisogno del sostegno dei partiti arabi per avere una possibilità concreta di sostituire Netanyahu. Il leader di Yashar ha comunque escluso, almeno per ora, la possibilità di formare un governo appoggiato direttamente dalle liste arabe.

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