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Attualità 2 min di lettura55 min fa

Copilota FlyDubai, il divieto dell’Oman resta senza risposta

Il pilota accusato di aver aggredito il comandante era stato fermato dall’Oman, mentre Israele chiedeva più garanzie sui collegamenti con Dubai.

Israele aveva già sollecitato da tempo le autorità aeroportuali di Dubai a innalzare il livello di protezione sui collegamenti diretti a Tel Aviv. A riferirlo è un funzionario israeliano, in un contesto segnato dalle tensioni regionali e dai timori legati alla guerra contro l’Iran.

Per alcuni mesi, proprio quest’anno, le compagnie israeliane avevano inoltre sospeso i propri voli da e verso Dubai. La decisione era stata motivata da valutazioni sulla sicurezza delle rotte e dai rischi connessi al conflitto.


I controlli previsti dalla compagnia

Un ex componente dell’equipaggio di FlyDubai ha spiegato che i piloti vengono sottoposti a verifiche di sicurezza prima di essere impiegati sui voli. Sono previste anche visite mediche con cadenza almeno annuale.

La compagnia svolge poi esami psicologici interni sui primi ufficiali destinati a diventare comandanti. Non è però noto se lo stesso tipo di valutazione abbia riguardato il pilota indicato come autore dell’aggressione al comandante.


Il precedente segnalato dall’Oman

Il copilota del volo FlyDubai FZ1073, accusato di avere accoltellato il comandante, aveva ricevuto in precedenza dall’Oman un divieto di volo. Alla base del provvedimento ci sarebbe stato il sospetto che l’uomo avesse assunto orientamenti ideologici radicali, secondo fonti a conoscenza della vicenda citate dal Wall Street Journal.

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Non sono emersi dettagli sulla natura delle posizioni attribuite al pilota omanita. Inoltre, non è stato chiarito se Muscat abbia informato altri governi o vettori delle proprie preoccupazioni.


L’assunzione e la rotta sensibile

Nonostante il provvedimento adottato in Oman, FlyDubai avrebbe comunque inserito il pilota nel proprio organico. In seguito gli sarebbe stato affidato il servizio su una tratta particolarmente delicata, quella tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele.

Le informazioni disponibili non permettono di stabilire se i controlli eseguiti dalla compagnia abbiano preso in considerazione il precedente omanita. Restano quindi da chiarire sia il percorso che portò all’assunzione sia le verifiche svolte prima dell’impiego sulla rotta verso Tel Aviv.

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