Fronte ucraino, il conto per Putin è in rosso: cosa dicono i numeri
L’analisi dell’Institute for the Study of War fotografa un arretramento russo di quasi 300 chilometri quadrati in sei mesi.
Volodymyr Zelensky sostiene che il Cremlino abbia cambiato approccio dopo l’incapacità di ottenere risultati decisivi sul terreno. Secondo il presidente ucraino, Mosca avrebbe scelto di colpire infrastrutture e obiettivi civili per spingere la popolazione ad abbandonare le città.
Zelensky accusa Mosca di cambiare strategia
All’inizio di settembre, il presidente ucraino ha collegato la nuova ondata di attacchi alla difficoltà delle forze russe di avanzare con le operazioni militari convenzionali. A suo giudizio, il messaggio trasmesso dal Cremlino sarebbe ormai quello di un conflitto senza più limiti prestabiliti.
«I russi non sono riusciti a occupare l’Ucraina. Quindi ora effettuano attacchi e uccisioni massicce. Adesso attaccano i nostri ponti, i nostri centri di elaborazione dati, la rete internet, gli ospedali, gli asili, le scuole, le università, tutto», ha affermato Zelensky. Nelle stesse ore, tre incursioni hanno interessato il Ponte Meridionale di Kiev. Il presidente ha aggiunto che l’obiettivo russo sarebbe provocare la fuga degli abitanti, rendendo necessario proteggere sia la popolazione sia i centri urbani.
Il fronte ora pesa sulla Russia
Le cifre elaborate dall’Institute for the Study of War descrivono infatti un andamento sfavorevole per Mosca. Tra marzo e settembre 2026, l’esercito russo avrebbe perso complessivamente 293,59 chilometri quadrati lungo il fronte, mentre l’area sottoposta a controllo o presenza russa ammonterebbe a 174,44 chilometri quadrati.
Il rallentamento non sarebbe quindi limitato alle ultime settimane. Secondo il gruppo di analisi statunitense, già dalla primavera i progressi delle forze di Vladimir Putin sono diventati molto ridotti o si sono arrestati del tutto, trasformando l’avanzata russa in una serie di risultati territoriali contenuti.
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Settembre chiude con un saldo negativo
Nel solo mese di settembre, le truppe russe avrebbero occupato 175,54 chilometri quadrati, ma ne avrebbero lasciati 256,35. Il risultato finale per Mosca è una perdita netta di 80,81 chilometri quadrati, pari a una media di 2,69 chilometri quadrati persi ogni giorno.
Il bilancio peggiora ulteriormente includendo le infiltrazioni e le posizioni non ancora stabilizzate. In questo scenario, i russi avrebbero conquistato o raggiunto 143,2 chilometri quadrati, a fronte di 318,38 chilometri quadrati abbandonati: la differenza negativa salirebbe così a 175,18 chilometri quadrati.
Lyman modifica il bilancio complessivo
Una parte significativa del risultato ucraino è legata all’area di Lyman, dove Kiev ha recuperato almeno 147 chilometri quadrati. Le operazioni che hanno portato a questo risultato si sono sviluppate nell’arco di diversi mesi e sono state ricondotte all’Operazione Vivaldi.
Per questo motivo, il dato di settembre non rappresenta soltanto l’effetto di una singola iniziativa concentrata nel mese. L’Institute for the Study of War considera la riconquista di Lyman all’interno di una tendenza più ampia, nella quale le forze ucraine hanno progressivamente ridotto i guadagni russi maturati sul fronte.
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