Scarpinato, scontro rovente: accuse incrociate tra FdI e M5s
In Senato e alla Camera il caso del componente dell’Antimafia divide le forze politiche, tra richieste di rimozione, riferimenti alle stragi e denunce di minacce.
Il caso Roberto Scarpinato ha trasformato il Parlamento in un nuovo terreno di confronto tra Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. A Palazzo Madama il capogruppo pentastellato Luca Pirondini ha denunciato un episodio avvenuto dopo il suo intervento e ha chiesto a Ignazio La Russa di tutelare l’istituzione; alla Camera, invece, il dibattito si è allargato alle responsabilità politiche evocate per alcune delle principali stragi italiane.
La denuncia di Pirondini in Senato
Pirondini ha accusato Daniela Santanchè di essersi avvicinata ai banchi del Movimento 5 Stelle dopo il suo intervento. Secondo il senatore, l’ex ministra avrebbe rivolto al gruppo una frase percepita come intimidatoria: «Dovete stare attenti, dovete stare molto attenti». Il capogruppo ha definito l’episodio inaccettabile e ha sollecitato il presidente del Senato a intervenire per garantire il rispetto delle istituzioni.
Nel corso della seduta, Pirondini ha inoltre mostrato immagini che ritraevano Chiara Colosimo insieme a Luigi Ciavardini e Andrea Delmastro accanto a Mauro Caroccia. Il riferimento serviva a contestare la richiesta avanzata da esponenti di Fratelli d’Italia per allontanare Scarpinato dalla Commissione Antimafia. Rivolgendosi alla maggioranza, il capogruppo ha difeso il senatore pentastellato definendolo «un eroe dell’antimafia» e ha accusato FdI di avere adottato un comportamento di cui vergognarsi.
La polemica nasce dalla decisione del gip di Caltanissetta sull’inchiesta “mafia-appalti”. Nel provvedimento di archiviazione, il giudice ha attribuito a Scarpinato, in relazione al suo operato sulle cause della strage di via D’Amelio, una presunta attività di depistaggio. Su questa base Fratelli d’Italia ha chiesto che lasci la Commissione Antimafia e, secondo quanto affermato dal partito, anche il Copasir.
Alla Camera il confronto sulle stragi
Il tema è tornato al centro dell’aula di Montecitorio con Riccardo Ricciardi. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle ha sostenuto che Scarpinato debba restare nel suo incarico e ha collegato la discussione a una lunga serie di misteri e attentati, da Portella della Ginestra a Capaci, passando per Bologna, piazza della Loggia e l’omicidio di Piersanti Mattarella.
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Ricciardi ha accusato la destra di voler occultare le responsabilità legate a quelle vicende, sostenendo che le stragi «portano a casa vostra», cioè nell’area neofascista. La frase ha provocato la replica immediata di Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia.
Bignami ha respinto l’accostamento partendo dalla strage di Portella della Ginestra, avvenuta nel 1947, e ha osservato che gli esponenti politici attuali non avrebbero potuto essere coinvolti nell’organizzazione di quei fatti. Ha poi ricordato un episodio della propria storia familiare: il padre, ha riferito, fu raggiunto da dieci colpi d’arma da fuoco in un tentativo di omicidio motivato dalla sua appartenenza politica.
FdI insiste sulla rimozione
Secondo Bignami, non sarebbe il partito a formulare il giudizio su Scarpinato, ma un magistrato attraverso il provvedimento relativo all’indagine. Il deputato ha quindi invitato i parlamentari del Movimento 5 Stelle a rispettare la magistratura e ha sostenuto che il senatore non rappresenterebbe la lotta alla mafia nella direzione indicata dai suoi sostenitori.
La richiesta di rimozione riguarda dunque sia la Commissione Antimafia sia, nelle parole di Bignami, il Copasir. Dall’altra parte, il Movimento 5 Stelle considera l’attacco a Scarpinato un tentativo di colpire una figura ritenuta centrale nelle battaglie contro le organizzazioni mafiose. Lo scontro resta aperto su due piani: l’interpretazione dell’archiviazione giudiziaria e il significato politico delle responsabilità evocate per le stragi.
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