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Attualità 3 min di lettura16 ott

Scampi in orbita: gamberetti e alghe al lavoro per il futuro

Un cubo biologico è arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale per osservare come un ecosistema completo reagisce alla microgravità.

Non è un singolo organismo, ma una piccola comunità vivente racchiusa in pochi centimetri: alghe, gamberetti e batteri hanno raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale per un esperimento destinato a durare 90 giorni. Il progetto Scampi punta a capire se un ecosistema autosufficiente possa contribuire, in futuro, a rendere più sostenibili le missioni umane lontane dalla Terra.

Il carico scientifico è arrivato in orbita la mattina del 16 ottobre, dopo il lancio effettuato il 13 ottobre dal Kennedy Space Center, in Florida, con la missione SpaceX CRS-35. La stazione si trova a circa 400 chilometri dalla superficie terrestre.

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Un acquario miniaturizzato in orbita

Scampi studia le relazioni tra produttori, consumatori e decompositori all’interno di un ambiente acquatico sigillato. Alghe, crostacei e microrganismi saranno quindi osservati insieme, invece di essere analizzati come elementi separati, per verificare gli effetti della microgravità sull’equilibrio dell’intero sistema.

L’esperimento è installato nella struttura ICE Cubes Facility, collocata nel modulo europeo Columbus e gestita da Space Applications Services. Una telecamera invierà immagini e filmati durante le operazioni, mentre al termine della permanenza il contenitore tornerà sulla Terra per consentire ulteriori esami biologici e genetici.


La prova degli studenti europei

Dietro Scampi c’è un gruppo di 51 studenti universitari provenienti da Europa e Stati Uniti. Il progetto ha richiesto anni di progettazione, verifiche tecniche e prove di qualificazione, fino alla preparazione finale svolta in Florida poco prima della partenza.

Prima del lancio, il gruppo ha rinnovato l’habitat sigillato, controllato gli acquari e verificato le condizioni degli organismi. Il carico utile, essendo composto da esseri viventi, è stato mantenuto nella configurazione definitiva soltanto a ridosso del decollo e poi consegnato ai responsabili della NASA per l’integrazione sul vettore.

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I dati arriveranno nel 2027

Durante la missione, i ricercatori seguiranno l'evoluzione dell'ambiente acquatico e il comportamento delle sue componenti viventi e non viventi. Al rientro saranno confrontati i campioni esposti alla microgravità con quelli mantenuti a terra, così da individuare eventuali cambiamenti nelle popolazioni di alghe, gamberetti e microrganismi.

Gabriele Rigano, dottorando in scienze e tecnologie spaziali e membro del laboratorio di Astrobiologia e Biologia Molecolare dei Cianobatteri dell'Università di Roma Tor Vergata, parteciperà alle analisi del materiale genetico. «Le informazioni che otterremo saranno innovative perché questo è il primo esperimento di biologia spaziale condotto non su organismi isolati, ma su un ecosistema che si autosostiene», ha spiegato.

I risultati delle analisi genetiche e microbiche sono attesi nel 2027. Il loro obiettivo è chiarire se sistemi di questo tipo possano diventare, in prospettiva, parte delle tecnologie necessarie per sostenere gli astronauti durante viaggi verso la Luna, Marte e altre destinazioni oltre l'orbita terrestre bassa.


Anche l'Italia nel progetto

Al programma hanno collaborato, per l'Italia, le università di Roma Tor Vergata, Trento, Torino e Pavia. Il Politecnico di Torino ha coordinato il lavoro insieme all'École Polytechnique, riunendo competenze di biologia, ecologia e ingegneria.

Per gli studenti, Scampi rappresenta anche una prova operativa completa: dalla prima idea alla costruzione del dispositivo, fino ai controlli necessari per ottenere l'autorizzazione al volo. L'esperimento offre così un'esperienza diretta nella gestione di una missione spaziale e nella ricerca sui futuri sistemi di supporto vitale.

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