Piazze incandescenti, da Milano a Bologna: feriti e nuove cariche
Il malcontento per rincari, salari insufficienti e difficoltà economiche ha riportato migliaia di persone nelle strade italiane.
Il malcontento per rincari, salari insufficienti e difficoltà economiche ha riportato migliaia di persone nelle strade italiane. In molte città i cortei si sono svolti senza incidenti, ma a Milano e Bologna la giornata è stata segnata da lanci di oggetti, interventi delle forze dell’ordine e numerosi feriti.
A Roma, intanto, la manifestazione organizzata dalla Cgil e da oltre cento associazioni ha assunto anche un rilievo sindacale: dal palco di piazza del Popolo Maurizio Landini ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre, sollecitando il governo a intervenire in vista della legge di Bilancio.
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Milano tra cariche e danneggiamenti
Nel capoluogo lombardo il corteo di «Italia in Piazza» ha riunito più di 5mila persone. La situazione è peggiorata in via Broletto, all’altezza dell’incrocio con via San Tomaso, dove alcuni partecipanti hanno lanciato pietre contro gli agenti: la polizia ha risposto con una prima carica, separando il serpentone e spingendo alcuni gruppi verso via Bossi.
Nelle fasi successive si sono verificati altri contatti ravvicinati, con interventi più energici delle forze dell’ordine. Sono rimasti feriti una fotografa, alcuni giovani e un agente in borghese; diverse persone sono state portate in questura per l’identificazione. Petardi e bombe carta hanno accompagnato gli scontri, mentre sono stati danneggiati alcuni ripari dei mezzi pubblici, vetrate di edifici storici, cantieri e tavolini.
La tensione ha raggiunto anche il Duomo e piazza Cordusio. Gruppi di ragazzi vestiti di scuro e con il volto coperto hanno colpito la polizia; secondo quanto riferito, non si trattava di gruppi organizzati riconducibili ai cosiddetti «black bloc», ma di giovani provenienti dalle periferie. Alcuni hanno mostrato una bandiera albanese, richiamando la rivolta in corso a Tirana.
Bologna, acqua e lacrimogeni
A Bologna il punto più critico è stato l’area della stazione ferroviaria. In piazza Medaglie d’Oro le forze dell’ordine hanno usato i mezzi ad acqua e i lacrimogeni dopo il lancio di pietre e altri oggetti da parte di alcuni giovani con il volto coperto.
Nella zona sono state rovesciate decine di biciclette del servizio di noleggio Mobike. Il fumo dei lacrimogeni ha reso difficoltosa la respirazione e gli interventi si sono estesi dai pressi della stazione ai viali circostanti, fino alla direzione di via Indipendenza.
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Roma prepara lo sciopero generale
La mobilitazione romana, intitolata «Insieme sulla Via Maestra», ha riunito realtà sindacali e associative con richieste su retribuzioni, pensioni, lavoro povero, sanità e scuola pubblica. Dal palco Landini ha annunciato che la Cgil incrocerà le braccia il 20 novembre, data nella quale è previsto anche uno sciopero europeo degli studenti.
Le piazze sono state animate da due percorsi distinti ma accomunati dalla denuncia del carovita. Da una parte il movimento spontaneo «Italia in Piazza», nato sui social e presente in varie città; dall’altra la manifestazione nazionale sostenuta dalla Cgil e da più di cento organizzazioni.
Da Torino a Genova, le altre piazze
A Torino diverse centinaia di persone si sono ritrovate in piazza Castello contro l’aumento dei prezzi e dei carburanti. Alcune persone incappucciate sono state invitate ad allontanarsi dalle forze dell’ordine, mentre dalla folla sono partiti slogan contro Giorgia Meloni e Roberto Vannacci.
Miriam, studentessa di 23 anni tra le promotrici dell’iniziativa, ha spiegato: «La gente è stanca di non riuscire ad arrivare più a fine mese». Durante il presidio sono comparsi anche un tricolore con una stella rossa e richiami alla necessità di superare le divisioni politiche.
A Genova il corteo ha raccolto circa duecento partecipanti, partendo da piazza De Ferrari e attraversando il centro storico. In testa compariva lo striscione «Italia in piazza contro il carovita»; accanto alle bandiere italiane erano presenti quelle palestinesi e cartelli contro la guerra, per più risorse alla scuola, affitti sostenibili e stop agli armamenti.
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