Sanità, l’ospedale che guadagna se il paziente non torna
Even Healthcare, fondata dall’italiana Matilde Giglio, ha raccolto 50 milioni di dollari e punta a sette strutture in India basando il modello sui risultati clinici.
Ridurre i ricoveri invece di moltiplicarli, premiare i medici per la qualità delle cure e usare la tecnologia per individuare in anticipo i rischi nelle sale operatorie: è la scommessa di Even Healthcare, società nata a Bangalore dall’iniziativa dell’italiana Matilde Giglio insieme a Mayank Banerjee e Alessandro Ialongo.
L’azienda ha appena ottenuto 50 milioni di dollari in nuovi finanziamenti, con Khosla Ventures alla guida dell’operazione e Alpha Wave tra i partecipanti. La raccolta porta il valore della società a 300 milioni di dollari, mentre i capitali raccolti complessivamente superano quota 120 milioni.
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Il paziente al centro degli incentivi
Il modello di Even nasce da una contraddizione della sanità privata: le assicurazioni cercano di contenere le prestazioni rimborsate, mentre gli ospedali aumentano i ricavi quando crescono ricoveri, esami e interventi. La società indiana prova a superare questo conflitto gestendo insieme prevenzione, assistenza primaria, visite specialistiche, consulti a distanza disponibili 24 ore su 24 e strutture ospedaliere.
«Il nostro interesse è fare in modo che le persone non debbano entrare nei nostri ospedali», spiega Matilde Giglio. L’azienda viene remunerata anche quando riesce a evitare un ricovero, ma sostiene di non voler rinunciare alle cure necessarie: gli interventi appropriati vengono eseguiti, mentre l’obiettivo è limitare quelli privi di reale utilità.
La differenza riguarda anche il sistema di valutazione dei medici. Invece di collegare una parte significativa dello stipendio al fatturato prodotto, Even considera la qualità clinica, il rispetto delle linee guida, il giudizio dei pazienti e gli esiti delle terapie. Il dato sulle riammissioni è uno degli indicatori principali: negli ospedali della società il tasso è inferiore all’1%, contro valori che nel sistema indiano possono arrivare intorno al 15%.
Crescita rapida, obiettivo sette ospedali
La società conta oggi due strutture operative e dichiara più di mezzo milione di iscritti distribuiti in dieci città. Le degenze risultano mediamente più brevi del 40% e, secondo Even, la prevenzione consente di generare risparmi per il sistema.
Il primo ospedale di Bangalore, con 70 posti letto, è stato realizzato in sei mesi e inaugurato nel luglio 2025. Dopo i 30 milioni raccolti nell’ottobre 2024 e altri 20 milioni arrivati a gennaio 2026, l’impresa punta ora a costruire una rete di sette strutture nella stessa città, portandole alla redditività prima di espandersi.
«Nei prossimi 18 mesi vogliamo entrare anche in altre due città», ha affermato Giglio parlando della strategia societaria. Le destinazioni considerate più probabili sono Delhi e Mumbai, ma la priorità resta il mercato indiano, giudicato abbastanza ampio da sostenere una lunga fase di sviluppo.
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Finanziatori e percorso di Giglio
A sostenere Even ci sono alcuni importanti fondi statunitensi: Khosla Ventures, tra i primi investitori di OpenAI, Founders Fund, che ha finanziato anche SpaceX e Palantir, e 8VC, fondato da Joe Lonsdale, cofondatore di Palantir. La nuova operazione ha inoltre triplicato la valutazione raggiunta circa 18 mesi prima.
Romana, 34 anni, Matilde Giglio ha studiato alla London School of Economics. Prima ha creato a Londra Compass News, impresa tecnologica dedicata all’informazione, poi è entrata nel capitale di rischio con Hambro Perks. Nel 2019 si è trasferita in India e ha lavorato alla strategia digitale della campagna elettorale del Congress Party.
Da quell’esperienza è maturata l’idea di un sistema sanitario alternativo, nel quale assicurazione e assistenza siano integrate. Oggi Giglio vive tra Roma e Bangalore e indica negli incentivi economici, prima ancora che negli strumenti digitali, il punto di partenza per cambiare il funzionamento delle cure.
Tecnologia sì, ma non come unica risposta
Even utilizza telecamere e sistemi di intelligenza artificiale per osservare in tempo reale le attività nelle sale operatorie e segnalare anomalie potenzialmente pericolose. Tuttavia, secondo Giglio, per chi si cura il vantaggio principale non è rappresentato dalla tecnologia, bensì dall’unione tra qualità clinica e tariffe più accessibili.
La società sostiene di riuscire a contenere i costi anche grazie al rapporto diretto con le compagnie assicurative. Gli ospedali tradizionali, infatti, devono spesso aspettare dai 24 ai 36 mesi prima di raggiungere la redditività, perché partono senza una base stabile di pazienti e devono investire molto nella promozione.
Even riceve invece gruppi di assicurati già indirizzati verso le proprie strutture. Non può scegliere soltanto i pazienti meno complessi: sono le compagnie a inviare gli iscritti, compresi quelli che richiedono maggiore assistenza. L’azienda sostiene che proprio questi casi possano essere gestiti a costi inferiori rispetto alle catene ospedaliere tradizionali.
Il riferimento indicato da Giglio è Kaiser Permanente, organizzazione statunitense che integra copertura assicurativa e prestazioni sanitarie. Even vuole applicare una logica simile in India, puntando su una presa in carico continuativa per impedire che le patologie peggiorino e ridurre il ricorso a ulteriori ospedalizzazioni.
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