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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Sánchez tace, la Spagna aspetta: domani può cambiare tutto

Il premier deve decidere se lasciare il governo e aprire la strada al voto del 29 novembre, mentre Junts torna a chiedere un confronto sui provvedimenti per la casa.

La crisi politica spagnola resta senza una risposta definitiva. Pedro Sánchez non ha ancora chiarito se intenda dimettersi e convocare elezioni anticipate, ma il suo silenzio ha già spinto alleati e opposizioni a prendere posizione in vista della giornata decisiva di domani.


Junts riapre il confronto

A muoversi per primi sono stati gli esponenti catalani di Junts. Venerdì il partito ha negato al governo socialista i voti necessari su un passaggio parlamentare, aggravando una situazione già segnata dall’incertezza sulla tenuta dell’esecutivo.

Dopo quella scelta, Junts ha però lasciato aperta la possibilità di nuovi contatti. Il partito, infatti, chiede di tornare a discutere le misure contenute nei decreti dedicati alla casa, segnalando che il confronto politico non è ancora del tutto chiuso.

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Il voto resta sullo sfondo

La decisione di Sánchez potrebbe determinare il prossimo passaggio istituzionale. Se il presidente del governo dovesse dimettersi, la Spagna potrebbe essere chiamata alle urne il 29 novembre; al momento, tuttavia, questa eventualità non è stata confermata.

Nel frattempo, il clima politico rimane sospeso. Il governo attende una scelta del premier, mentre le forze parlamentari valutano le proprie mosse e Junts prova a mantenere un margine di trattativa sui provvedimenti abitativi. Sarà la decisione di Sánchez a stabilire se il confronto proseguirà in Parlamento oppure se il Paese entrerà in una nuova fase elettorale.

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