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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

San Marino cambia rotta: la scommessa europea senza scudo fiscale

Dopo il declino del segreto bancario, la Repubblica punta sull’industria e sull’accesso al mercato unico, ma dovrà accettare regole e controlli più severi.

L’accordo con l’Unione europea non è ancora pienamente operativo: prima dell’entrata in vigore dovrà concludere tutti i passaggi previsti. San Marino si presenta però all’appuntamento con un’economia meno concentrata sulla finanza rispetto al passato e con una sfida precisa: consolidare la crescita senza ricostruire il sistema che l’aveva resa ricca, ma esposta a forti vulnerabilità.

La scelta europea si intreccia con una politica estera che il piccolo Stato continua a esercitare in modo autonomo. La Repubblica mantiene la propria linea di neutralità attiva e, pur senza rinunciare alla prudenza diplomatica, interviene nelle principali iniziative multilaterali.

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Un’autonomia giocata sulla diplomazia

Nel 2023 San Marino ha partecipato alla nascita del Registro dei danni per l’Ucraina, creato all’interno del Consiglio d’Europa. Nel settembre 2025, invece, ha riconosciuto lo Stato di Palestina, assumendo una posizione diversa da quella dell’Italia.

Questi episodi mostrano come il Paese cerchi di far valere il proprio peso soprattutto attraverso gli organismi internazionali. La dimensione ridotta non gli impedisce quindi di esprimere orientamenti autonomi sulle crisi estere, anche mentre prepara un rapporto più stretto con le istituzioni europee.


Dalla riservatezza alla trasparenza

Per molto tempo San Marino è stata associata, soprattutto nell’immaginario italiano, a imposte contenute e istituti di credito poco inclini a chiedere informazioni sui titolari dei patrimoni. Alla base di quella reputazione c’erano la segretezza bancaria e la possibilità di proteggere capitali dal fisco italiano.

Quel modello, che aveva sostenuto la prosperità della Repubblica, oggi appartiene al passato. L’adeguamento agli standard internazionali ha cambiato il quadro e ha ridotto lo spazio per una crescita fondata sulle differenze fiscali con l’Italia.


Un’intesa senza adesione all’Unione

Il 19 ottobre San Marino ha sottoscritto con Andorra un accordo di associazione con l’Unione europea, arrivato dopo oltre dodici anni di trattative. L’intesa permetterà alla Repubblica di entrare più profondamente nel mercato unico, senza trasformarsi in uno Stato membro.

La formula ha un peso particolare per un territorio di circa 34.000 abitanti, una popolazione inferiore a un quarto di quella del vicino Comune di Rimini. L’obiettivo economico è avvicinare progressivamente il sistema sammarinese a quello europeo, anche se il Paese continuerà a mantenere alcune proprie scelte.


La crisi che ha ridimensionato le banche

Le fragilità del vecchio assetto emersero con chiarezza durante la crisi finanziaria. Gli istituti sammarinesi dipendevano in larga misura dai depositi italiani e attiravano risparmiatori anche grazie alla protezione garantita alla loro identità.

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Lo scudo fiscale introdotto da Roma nel 2009 e le pressioni internazionali sulla trasparenza colpirono quel meccanismo. Tra la fine del 2008 e la metà del 2010 la raccolta bancaria si contrasse di circa il 35 percento; in seguito le banche passarono da dodici a quattro e furono necessari diversi interventi pubblici.


Industria e lavoro guardano oltre confine

A sostenere oggi l’economia è soprattutto la manifattura, responsabile di circa un terzo del valore aggiunto nazionale. Il comparto vende all’estero quasi il 90 percento della produzione e concentra oltre un lavoratore privato su tre.

Il confronto con altri microstati evidenzia il peso di questo settore: ad Andorra la manifattura vale appena il 4 percento del valore aggiunto, mentre il profilo sammarinese è più vicino a quello del Liechtenstein. Anche il Fondo monetario internazionale rileva una discreta varietà delle esportazioni, sebbene la dipendenza dai mercati stranieri renda il Paese sensibile alle loro difficoltà.

A settembre 2025 lavoravano nella Repubblica più di 8.600 frontalieri provenienti dall’Italia. Le imprese sammarinesi dipendono così da una doppia componente esterna: i compratori stranieri e il personale che ogni giorno attraversa il confine.


Regole europee e nodo finanziario

L’avvicinamento al mercato unico non cancellerà ogni differenza con l’Italia. Nel 2014 San Marino è stata rimossa dall’elenco italiano dei territori a fiscalità privilegiata e oggi non figura neppure nella lista europea delle giurisdizioni fiscali non cooperative.

La Repubblica conserva tuttavia una politica tributaria propria. Un esempio riguarda i carburanti, che costano meno rispetto all’Italia grazie a un diverso livello di imposizione.

Più complesso sarà il percorso per i servizi finanziari. L’accesso agli scambi europei avverrà per gradi e sarà legato alla verifica delle norme e dei sistemi di vigilanza; Bruxelles mantiene infatti riserve su un settore che, nonostante il risanamento, presenta ancora problemi di solidità patrimoniale e di redditività.

L’accordo comporta anche un prezzo istituzionale. San Marino dovrà recepire gran parte delle disposizioni che disciplinano il mercato unico e potrà essere consultata sui temi contemplati dall’intesa, ma non disporrà del voto riservato agli Stati membri nelle istituzioni dell’Unione.

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