Salvatore, la cartella clinica sotto accusa: arrestata l’ex primaria
L’inchiesta sulla morte del neonato coinvolge sei persone e riaccende i dubbi sul sistema di relazioni che avrebbe garantito all’ex dirigente un forte controllo sul reparto
La morte di Salvatore, deceduto a un mese di vita, sarebbe stata accompagnata da una ricostruzione medica alterata per coprire quanto accaduto. Secondo la Procura di Torre Annunziata, alcune complicanze sarebbero state costruite a posteriori attraverso la falsificazione della cartella clinica e la simulazione di un nodo al cordone ombelicale.
Al centro dell’inchiesta è Eutalia Esposito, ex responsabile del reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. La donna si trova agli arresti domiciliari con le accuse di omicidio colposo e falso. Nel procedimento risultano complessivamente sei indagati; per altre tre persone è arrivata l’interdizione dall’attività sanitaria per un anno.
La versione medica finita sotto esame
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura guidata da Nunzio Fragliasso, è partita dalla denuncia presentata dai familiari del bambino. Gli inquirenti contestano una presunta strategia per indirizzare le verifiche verso cause naturali, con versioni concordate tra gli operatori e documentazione sanitaria modificata.
L’ordinanza cautelare, firmata dalla giudice per le indagini preliminari Emanuela Cozzitorto, si sviluppa in 203 pagine. Nei suoi contenuti vengono ricostruiti anche i rapporti interni al reparto e il clima che, secondo una testimonianza raccolta dagli investigatori, avrebbe reso difficile contraddire la primaria.
Un ginecologo che lavorava nella struttura ha descritto Esposito come una figura capace di imporre la propria autorità senza ricorrere necessariamente a minacce esplicite. “Mettersi contro la Esposito significava mettersi contro l’Asl intera”, ha riferito il medico, che in passato è stato anche consigliere comunale.
Il peso delle relazioni politiche
Nell’ordinanza viene attribuita all’ex primaria una rete di rapporti con esponenti politici e dirigenti dell’Asl. La gip collega questa influenza anche alla sua esperienza amministrativa: nel 2018 Esposito fu eletta nel consiglio comunale di Castellammare con 818 voti, candidata nella lista civica Partito per la città, collocata nel centrosinistra.
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Secondo la relazione dei commissari prefettizi allegata al decreto di scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, approvato dal Viminale nel febbraio 2022, 91 preferenze sarebbero arrivate da Ponte Persica, indicata come area di maggiore influenza del clan Cesarano. Esposito, tuttavia, aveva lasciato il consiglio comunale cinque mesi prima della conclusione del mandato amministrativo guidato dal sindaco Gaetano Cimmino.
Il medico sentito dagli inquirenti ha parlato di una dirigente sostenuta da legami ritenuti decisivi per la sua carriera. Nella sua deposizione ha citato, tra gli altri, Mario Casillo, oggi vicepresidente della Regione Campania in quota Pd, e Pasquale Sommese, già assessore regionale e indicato come la persona che avrebbe favorito la nomina a primaria. Entrambi non risultano indagati nell’inchiesta.
Il soprannome e i precedenti richiamati
Negli ambienti di lavoro, sempre secondo gli atti giudiziari, Esposito sarebbe stata chiamata “la Zia”. Il soprannome viene ricondotto ai suoi “conclamati legami con esponenti della criminalità organizzata”, espressione utilizzata nella documentazione dell’indagine.
La relazione prefettizia del 2022 richiama anche un episodio del 25 luglio 2007. Alle 01:20 Esposito si trovava in automobile con Laura Mirano, moglie di Luigi Di Martino, soprannominato “profeta”, e con Raffaele Cafiero, indicato come pregiudicato: l’uomo fu raggiunto da sette colpi di pistola sparati da due persone rimaste ignote.
Il quadro descritto dagli investigatori è dunque quello di un reparto nel quale il timore di conseguenze professionali si sarebbe sommato alla percezione di una rete di protezioni esterne. Le accuse dovranno ora essere verificate nel corso del procedimento, mentre il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Borrelli ha annunciato un’interrogazione al ministro della Salute Orazio Schillaci per chiedere un’ispezione urgente al San Leonardo.
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