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Attualità 4 min di lettura24 min fa

Salute femminile, il silenzio pesa: i numeri che chiedono risposte

Una ricerca su 12mila donne europee fotografa i tabù ancora presenti tra sessualità, contraccezione, fertilità e menopausa.

«Sintomi e bisogni vengono troppo spesso normalizzati o vissuti in solitudine», osserva Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia. Secondo la manager, questa reticenza può ritardare il ricorso alle cure e limitare la conoscenza delle alternative disponibili, rendendo necessario un dialogo più aperto con i professionisti sanitari.

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Menopausa tra sintomi e solitudine

In Italia, le donne che attraversano la menopausa riferiscono in media 5 sintomi. Per circa la metà di loro, i disturbi si presentano con una frequenza quasi quotidiana; vampate, difficoltà nel dormire e stanchezza sono tra quelli che incidono maggiormente sulle attività di ogni giorno. Il 32%, tuttavia, non ha chiesto il parere di un medico.

La fase viene generalmente considerata un passaggio naturale, ma anche un cambiamento inevitabile difficile da accettare. Il 40% delle intervistate dice di sentirsi sola nell’affrontarla, con conseguenze sul benessere complessivo, sulla sfera sessuale e sulla salute mentale. Anche le conoscenze sui trattamenti restano parziali: soltanto un terzo delle donne con sintomi conosce le opzioni ormonali o non ormonali. Tra le 45-59enni, due su tre sarebbero comunque disponibili a valutare una terapia, mentre appena il 29% esclude le soluzioni ormonali.


La ricerca misura i tabù

È questo il quadro emerso da “Taboo Topics in Women’s Health”, indagine internazionale sostenuta da Gedeon Richter. Lo studio ha coinvolto 12mila donne tra 18 e 59 anni in Ungheria, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito, con l’obiettivo di capire quando i condizionamenti sociali rendano più difficile riconoscere un problema, parlarne o cercare assistenza.

Per approfondire i risultati riferiti all’Italia, Gedeon Richter Italia ha avviato una campagna in rete insieme a quattro medici divulgatori, attraverso il proprio profilo LinkedIn. L’iniziativa si concentra sulle aree in cui il silenzio e la difficoltà a chiedere aiuto sembrano avere l’impatto più evidente.


Sessualità: problemi diffusi, poche visite

Il 60% delle italiane tra 18 e 59 anni dichiara di aver vissuto almeno una difficoltà legata alla sessualità. Nel 71% dei casi, per chi ne ha sperimentata una, il problema ricorre con regolarità. Calo del desiderio, secchezza vaginale, mancato orgasmo e dolore durante i rapporti interessano complessivamente il 51% delle donne.

Nonostante la diffusione dei disturbi, il 55% di chi li sperimenta non ha mai consultato un medico. Il dato suggerisce quanto la normalizzazione dei sintomi e l’imbarazzo possano ostacolare l’accesso a un confronto qualificato, proprio in situazioni che incidono sulla qualità della vita.

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Contraccezione tra rete e consulti

Le italiane under 45 affermano di conoscere mediamente circa 7 dei 17 metodi contraccettivi considerati nell’indagine. Preservativo e pillola sono le soluzioni più conosciute e utilizzate, ma il 33% delle intervistate non ha fatto ricorso ad alcun contraccettivo nel mese precedente. Nella scelta contano soprattutto costo, praticità e affidabilità.

Il 60% cerca informazioni in rete, mentre il 55% si rivolge anche a un professionista sanitario. La situazione cambia tra le donne che effettuano una visita ogni anno: in questo gruppo, il medico è la fonte principale per il 65%. Le piattaforme digitali risultano invece più importanti soprattutto tra le 18-31enni. La pillola del giorno dopo è stata utilizzata almeno una volta dal 21% delle partecipanti e la maggioranza dichiara che la prenderebbe qualora fosse necessario.


Fertilità e pressioni sulla maternità

Anche il desiderio di avere figli è accompagnato da aspettative esterne. Il 42% delle italiane sotto i 45 anni racconta di aver ricevuto sollecitazioni da parenti o amici sulla scelta di diventare madre. La pressione aumenta tra chi sta programmando la maternità e tra le donne che tentano di concepire da oltre un anno.

Stress, ansia e tensione emotiva sono indicati dalle stesse intervistate tra gli elementi più sfavorevoli alla possibilità di una gravidanza. Nella coppia, metà delle donne parla spesso e apertamente di figli durante la ricerca del concepimento; l’altra metà lo fa meno di frequente e una coppia su dieci evita completamente il tema.

L’83% ha almeno sentito parlare del congelamento degli ovociti. Tra le donne che desiderano un figlio, l’80% indica il concepimento naturale come opzione preferita; circa la metà considera positivamente trattamenti ormonali, procreazione medicalmente assistita o adozione, mentre un terzo prenderebbe in esame anche altre possibilità. Secondo Labbate, informazione, ascolto e confronto con i sanitari sono strumenti essenziali per superare tabù ancora radicati.

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