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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Salis, cancellata la condanna da 300mila euro: il processo riparte

La Corte d’Appello di Milano ha rilevato un’irregolarità nella notifica degli atti e ha annullato la decisione emessa in assenza della parlamentare di AVS.

La condanna al pagamento di oltre 300mila euro è stata annullata. La Corte d’Appello di Milano ha accolto le contestazioni sulla procedura seguita per informare Ilaria Salis della causa promossa da due suoi ex collaboratori, ritenendo insufficiente l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario.

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La notifica non è stata ritenuta valida

Il problema riguarda un unico passaggio avvenuto nell’ottobre 2025, quando l’ufficiale si è recato all’indirizzo di residenza dell’eurodeputata. Dopo quel tentativo, Salis è stata considerata irreperibile e l’atto è stato depositato presso la casa comunale.

Secondo i giudici, però, prima di arrivare a questa conclusione sarebbe stato necessario svolgere ulteriori verifiche. Non risultano altri tentativi, né contatti con vicini o condomini per accertare se la parlamentare vivesse ancora a quell’indirizzo. La Corte ha quindi evidenziato l’assenza di quella normale accuratezza richiesta in simili circostanze.


La condanna in contumacia viene azzerata

La presidente del collegio, Silvia Marina Ravazzoni, ha osservato che non è possibile ricostruire quali accertamenti siano stati compiuti durante quella sola visita. Nella decisione si legge: «Nulla è dato sapere in merito alle ricerche in concreto svolte in quell’unica visita, né risulta che l’ufficiale abbia effettuato altri tentativi di notifica o abbia consultato dei condomini o dei vicini».

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L’irregolarità ha impedito a Salis di sapere dell’esistenza del procedimento e di predisporre la propria difesa. Per questo la sentenza di primo grado, pronunciata in contumacia e relativa alla richiesta di risarcimento avanzata dai due ex collaboratori per un presunto licenziamento illegittimo, è stata annullata.


Il procedimento dovrà cominciare di nuovo

La decisione d’appello non chiude la controversia nel merito. Il processo, infatti, dovrà ripartire dall’inizio, questa volta garantendo alla parlamentare la possibilità di essere informata della causa e di partecipare alla difesa.

Restano dunque da esaminare le contestazioni dei due ex collaboratori e la richiesta economica superiore a 300mila euro. L’annullamento riguarda la validità della procedura seguita nel primo giudizio, non l’accertamento definitivo delle responsabilità nella vicenda lavorativa.

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