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Attualità 1 min di lettura15 ott

Ryazan in fiamme, Zelensky rompe la tregua: lo scontro con Trump

Il raid ucraino contro una raffineria russa riaccende il confronto con Washington dopo appena tre giorni di cessazione degli attacchi.

Un incendio visibile a decine di chilometri ha segnato la ripresa delle operazioni ucraine contro le infrastrutture energetiche russe. Nella notte, i droni di Kiev hanno colpito la raffineria di Ryazan, mentre il confronto tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump torna a inasprirsi.

La tregua annunciata dal presidente degli Stati Uniti è durata soltanto tre giorni e, secondo la ricostruzione disponibile, è stata rispettata esclusivamente dalla parte ucraina. Nel frattempo, i bombardamenti su Kiev, le interruzioni di corrente e l’intesa raggiunta da Trump con Vladimir Putin sul diesel hanno modificato il quadro.

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Il raid riaccende lo scontro

L’attacco alla raffineria di Ryazan ha provocato un vasto rogo, diventato rapidamente il simbolo della fine della pausa nei raid. L’impianto è stato raggiunto da droni ucraini nella notte, con fiamme abbastanza intense da essere osservate anche a grande distanza.

Dopo l’episodio, Zelensky ha rivendicato la nuova linea con parole nette: «La tregua è finita, ne abbiamo avuto abbastanza». La dichiarazione rappresenta una sfida diretta all’impostazione sostenuta da Trump, che aveva annunciato lo stop alle ostilità.

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Mosca parla di provocazione

Anche i mezzi d’informazione russi hanno dato ampio spazio al bombardamento di Ryazan. Il colpo alla raffineria è stato presentato come un’azione provocatoria rivolta non soltanto alla Russia, ma anche alla Casa Bianca.

La ripresa degli attacchi arriva dopo giorni segnati da nuovi raid su Kiev e dai blackout. A pesare sulla decisione ucraina viene indicato anche l’accordo sul diesel raggiunto da Trump con Putin, un elemento che ha ulteriormente cambiato gli equilibri della tregua.

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