Roma, sette incontri discutono l’eredità architettonica di Gaudí
Il programma prosegue fino al 15 dicembre tra fede, critica, città e influenze internazionali sulla sua opera
A Roma è in corso un ciclo di sette incontri dedicato all’opera di Antoni Gaudí.
A un secolo dalla morte dell’architetto, il rapporto tra spiritualità, progetto e trasformazione urbana continua a essere al centro della discussione. La sua eredità non viene letta soltanto attraverso la fede: il completamento della Sagrada Família pone interrogativi sulla libertà degli interpreti, sulla tutela della città e sul confine tra monumento e attrazione turistica.
Il percorso si chiuderà il 15 dicembre con la lezione magistrale di Massimiliano Fuksas, in dialogo con Marco Damilano. Fino al 19 dicembre, inoltre, la Galleria dei Miracoli ospiterà la mostra Gaudí. Il segno e la visione di Giancarlino Benedetti Corcos.
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Il programma degli incontri
L’iniziativa Gaudí. Architettura, arte e simbolo si svolge alla Galleria dei Miracoli, in via del Corso 528, con appuntamenti alle 18. Il calendario, avviato il 16 ottobre, è curato da Eleonora Carrano ed Ercole Ceriani e continuerà fino al 15 dicembre 2026.
La prima parte, dedicata a Il sacro e il simbolo, ha coinvolto Massimo Manservigi, Giancarlo Priori e Armand Puig i Tàrrech. Il 12 novembre Tate Cabré parlerà della vita di Gaudí e delle vicende che ne hanno segnato il percorso.
La seconda sezione, intitolata Architettura, critica, eredità, è stata aperta il 29 ottobre dall’intervento di Juan José Lahuerta. I prossimi appuntamenti guarderanno invece alla ricezione internazionale dell’architetto: il 19 novembre Joan Abelló analizzerà i legami con il Giappone, mentre il 26 novembre Josep Miàs affronterà l’influenza esercitata da Gaudí sulla progettazione contemporanea.
La basilica tra fede e turismo
La Sagrada Família continua a richiamare visitatori anche al di fuori della comunità cattolica. Nel 2025 gli ingressi sono stati 4.877.567, un dato che mette insieme devozione, interesse culturale e turismo internazionale.
Dal 20 febbraio 2026, con l’installazione del braccio superiore della croce, la torre di Gesù Cristo ha raggiunto i 172,5 metri. La basilica è così diventata la chiesa più alta del mondo, mentre il flusso turistico contribuisce a sostenere economicamente i lavori.
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Questa sovrapposizione tra funzione religiosa e richiamo commerciale riguarda anche l’immagine dello stesso Gaudí. L’architetto è al centro di una causa di beatificazione ed è spesso presentato come figura capace di unire arte e fede; una rappresentazione che, secondo il dibattito affrontato dal ciclo romano, può limitare la possibilità di esaminare criticamente la sua opera.
Il cantiere e le contestazioni
Quando Gaudí morì nel 1926, la basilica rimase priva del suo progettista. Nel gennaio 1965 una lettera-manifesto pubblicata da La Vanguardia mise in discussione la prosecuzione dei lavori. Tra i firmatari comparivano Le Corbusier, Nikolaus Pevsner, Bruno Zevi, Ludovico Quaroni, Paolo Portoghesi, Gio Ponti, Joan Miró e Antoni Tàpies.
Il dissenso è riemerso in varie fasi della costruzione e riguarda la possibilità di portare a termine un edificio quando l’autore non può più verificarne le scelte e una parte consistente dei documenti iniziali è andata perduta. Il problema, quindi, non coincide soltanto con la fedeltà alle intenzioni originarie.
Restano da completare la facciata della Gloria e la scalinata prevista su carrer de Mallorca. La loro realizzazione implicherebbe espropri e abbattimenti, con il coinvolgimento di circa 200 abitazioni. Le indicazioni attribuite a Gaudí si confrontano così con la permanenza degli abitanti e con le conseguenze politiche delle decisioni architettoniche.
Patrocini e mostra a Roma
Il ciclo ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Cervantes, della Generalitat de Catalunya, di Sapienza Università di Roma, di In/Arch Lazio, di Open House Roma, della Diocesi di Roma, di Federarchitetti Italia, di ANAB e di CIU Unionquadri. L’iniziativa è sostenuta da Vivenda.
La mostra Gaudí. Il segno e la visione, curata da Eleonora Carrano ed Ercole Ceriani, resterà aperta fino al 19 dicembre 2026. Il programma romano propone così, accanto agli aspetti spirituali, anche una lettura della circolazione internazionale del linguaggio di Gaudí, difficilmente riconducibile a un metodo unico e riproducibile.
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