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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Italia, la destra radicale cambia etichetta ma non sostanza

Dai legami europei al possibile accordo con Vannacci, le definizioni cambiano secondo il Paese e la convenienza politica

In Italia la destra radicale viene spesso presentata come semplice centrodestra, nonostante alleanze e posizioni la avvicinino ai partiti più estremi d’Europa. La differenza, sostiene questa lettura, sarebbe soprattutto nel nome con cui viene descritta.

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Le alleanze oltreconfine

In Francia Jordan Bardella raccoglie nei sondaggi sulle presidenziali del 2027 tra il 35 e il 37 per cento al primo turno. I giornali francesi definiscono il suo schieramento estrema destra. In Spagna Vox si colloca intorno al 20 per cento in una rilevazione, mentre in Germania l’AfD ha raggiunto il 30 per cento nazionale secondo GMS, arrivando al 44,5 per cento in Sassonia-Anhalt.

In Italia, però, la stessa categoria viene applicata con maggiore cautela. La Lega fa parte dei Patrioti per l’Europa, gruppo guidato da Bardella e descritto come di estrema destra da Eunews. Al suo interno c’è anche Vox, che ha lasciato la famiglia europea dei Conservatori e Riformisti, legata a Fratelli d’Italia, per aderire ai Patrioti. Il partito spagnolo ha inoltre mantenuto rapporti amichevoli con Giorgia Meloni.

Il risultato è una rete di rapporti che unisce Matteo Salvini a Bardella, Vox alla Lega e Vox alla presidente del Consiglio. La classificazione, tuttavia, cambia a seconda della frontiera: ciò che in Francia o in Spagna viene chiamato estrema destra, in Italia viene ricondotto al centrodestra.


Le reazioni all’AfD

Anche davanti ai risultati tedeschi dell’AfD le risposte della politica italiana sono state differenti. Salvini ha salutato il dato con la frase «un’altra Europa è possibile», mentre Antonio Tajani ha preso le distanze. Giorgia Meloni, almeno nelle prime ore, ha scelto di non commentare.

Le tre posizioni mostrano la distanza tra i partiti che compongono la maggioranza. Di fronte alla crescita dell’AfD, ciascuno ha adottato una linea diversa, senza però mettere in discussione l’alleanza di governo.


Il caso Vannacci

La vicenda di Roberto Vannacci rende ancora più evidente la diversa misura usata nei vari Paesi. Nel luglio 2024 la Lega lo indicò come vicepresidente dei Patrioti per l’Europa, ma il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella contestò la nomina. Al centro delle critiche c’erano soprattutto le sue dichiarazioni sull’omosessualità, giudicate problematiche dagli alleati francesi.

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Bardella disse di non condividere quelle posizioni e di condannarle. A settembre le funzioni di Vannacci nel gruppo europeo furono sospese. Persino all’interno di una famiglia politica considerata di estrema destra, dunque, il generale era stato ritenuto troppo distante su alcuni temi.

In Italia, invece, Vannacci ha creato Futuro Nazionale e rivendica una posizione ancora più radicale di quella di Meloni. Ha inoltre sostenuto che l’attuale centrodestra non rappresenti una destra abbastanza netta. Nonostante ciò, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui Edmondo Cirielli, hanno valutato possibile un’intesa con il suo movimento in vista delle politiche del 2027.

Lo stesso Vannacci ha definito Futuro Nazionale un interlocutore naturale del centrodestra e ha lasciato aperta la possibilità di un’alleanza. Così, una figura che aveva creato imbarazzo tra gli alleati francesi di Bardella può diventare in Italia un soggetto con cui discutere di accordi elettorali.


Il peso delle definizioni

Il punto non riguarda soltanto i rapporti personali o le formule usate nei comunicati. Le idee, le alleanze e le convergenze possono rimanere simili, mentre la descrizione pubblica cambia: in Francia, Germania e Spagna si parla di estrema destra; in Italia prevale l’espressione centrodestra, anche quando i collegamenti politici sono documentati.

La legittimazione ottenuta attraverso il voto non cancella la natura delle posizioni politiche, ma può modificare il modo in cui vengono presentate. Secondo questa interpretazione, il meccanismo è semplice: non si nega ciò che accade, si sostituisce l’etichetta.

A essere contestato diventa così chi utilizza la definizione ritenuta scomoda, accusato di faziosità o di esagerazione. La responsabilità non ricade soltanto sui partiti: anche i mezzi di informazione contribuiscono a scegliere le parole con cui descrivere alleanze, programmi e posizioni.

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