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Attualità 5 min di lettura17 ott

Riparazioni, la tecnologia cambia regole: cosa succede in Europa

Dai blocchi software ai nuovi obblighi europei, riparare dispositivi elettronici diventa una questione economica, ambientale e industriale.

Un dispositivo potrebbe avere un componente sostituibile sul piano fisico, ma non tornare operativo se il software non riconosce il ricambio. È uno dei nodi della riparazione moderna: l’accessibilità non dipende più soltanto da viti, batterie o schede, ma anche dai sistemi digitali che governano l’apparecchio.

Negli Stati Uniti questo tema viene affrontato con regole diverse a seconda del territorio. New York ha approvato il Digital Fair Repair Act; provvedimenti specifici sono stati adottati anche in California, Minnesota e Oregon. Quest’ultimo ha regolato pure l’abbinamento digitale tra pezzo sostitutivo e dispositivo, una pratica che in alcuni casi limita l’impiego di componenti compatibili.

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Il software può ostacolare il riuso

L’assenza di una legge federale unica rende il quadro statunitense frammentato, soprattutto per l’elettronica di consumo. Le iniziative più rilevanti, infatti, sono nate a livello locale e seguono approcci non sempre coincidenti.

Il problema mostra quanto la possibilità di riparare un prodotto sia diventata complessa. Anche quando il ricambio è reperibile e l’intervento tecnico è possibile, i vincoli digitali possono impedire il funzionamento del dispositivo o rendere più costosa la sua rimessa in servizio.


La durata dei prodotti torna centrale

La questione sarà al centro della decima edizione dell’International Repair Day, in programma sabato 17 ottobre 2026. L’appuntamento richiama l’attenzione sulla manutenzione, sul riutilizzo e sulla necessità di allungare la vita degli oggetti tecnologici. Nel 2025 si sono svolte oltre 3.500 iniziative in 50 Paesi, mentre il tema scelto per il 2026, “Repair brings us together”, sottolinea anche il ruolo della condivisione delle competenze.

Per molto tempo la riparazione è rimasta ai margini del modello economico legato all’elettronica. Oggi coinvolge invece ambiente, industria, consumi e regolazione pubblica, perché riguarda i costi di sostituzione, la reperibilità dei pezzi e la crescente quantità di apparecchi destinati a diventare rifiuti.


L’Europa introduce nuovi obblighi

Nel 2022 il pianeta ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, secondo il Global E-waste Monitor di ITU e UNITAR. Soltanto il 22,3% risulta tracciato come raccolto e riciclato correttamente; mantenendo l’attuale andamento, il volume potrebbe salire a 82 milioni di tonnellate entro il 2030. Tra i fattori indicati figurano l’accorciamento della vita utile e le difficoltà ancora presenti nell’aggiustare molti prodotti.

Dal 31 luglio 2026 le nuove disposizioni europee sul diritto alla riparazione sono entrate nella fase applicativa. Per gli articoli che la normativa considera tecnicamente riparabili, il cliente può ottenere dal fabbricante un servizio senza costi oppure a condizioni e tempi giudicati ragionevoli. Chi opta per l’aggiustamento invece della sostituzione durante la garanzia legale beneficia inoltre di un’estensione minima di dodici mesi.

Le norme prevedono anche una maggiore trasparenza sui centri di assistenza e sui pezzi di ricambio. Nel 2027 dovrebbe partire una piattaforma dell’Unione europea pensata per mettere in contatto utenti e riparatori. La Commissione europea valuta che il pacchetto possa sostenere crescita e investimenti per 4,8 miliardi di euro.


Risparmi, lavoro e materie prime

Le stime ufficiali contenute nella valutazione d’impatto indicano, nell’arco di quindici anni, risparmi complessivi per i consumatori pari a 176,5 miliardi di euro. La media stimata è di circa 25 euro l’anno per consumatore, mentre il saldo occupazionale potrebbe risultare positivo per circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di previsioni legate agli effetti attesi delle misure, non di risultati già conseguiti.

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La spesa non necessariamente scompare quando si compra meno spesso un prodotto nuovo: può spostarsi verso laboratori, diagnostica, ricambi, trasporti, ricondizionamento e mercato dell’usato. Secondo l’analisi europea, la contrazione di alcune vendite potrebbe essere compensata dall’espansione delle attività di assistenza, mentre il denaro risparmiato dalle famiglie potrebbe tornare a circolare nell’economia.

Anche il recupero dei materiali ha un peso rilevante. Nei rifiuti elettronici generati nel 2022 erano contenuti metalli stimati in circa 91 miliardi di dollari, tra cui 19 miliardi di rame, 15 miliardi di oro e 16 miliardi di ferro. I sistemi di riciclo tracciati hanno consentito di recuperare materie seconde per un valore vicino ai 28 miliardi di dollari.

I numeri di Eurostat mostrano intanto la distanza tra immissioni e raccolta. Nel 2024 ogni abitante dell’Unione europea ha ricevuto in media 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche, mentre la raccolta dei rifiuti si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite. Dal 2015 la quantità di prodotti immessi sul mercato è cresciuta del 79%.


Acer amplia la rete dell’assistenza

Un esempio della trasformazione del settore arriva da Enfinitec, società del gruppo Acer dedicata ai servizi dopo l’acquisto. Nell’area EMEA coordina oltre 1,8 milioni di riparazioni mensili grazie a sette centri specializzati e a più di 100 partner. La rete si estende tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, con circa 50.000 metri quadrati di strutture.

Il gruppo dispone inoltre di dieci centri di contatto internazionali, attivi in 28 Paesi e capaci di offrire supporto in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, conversazioni in rete e servizi cloud. Le attività comprendono assistenza tecnica, ricambi, trasporto, recupero e seconda vita per prodotti Acer e di altri marchi, oltre che per apparecchi domestici, eScooter ed eBike.

Una funzione importante è svolta dal centro logistico di Wrocław, in Polonia, che accentra la disponibilità dei componenti. La presenza del pezzo necessario, nei tempi richiesti, può determinare la differenza tra una riparazione e la sostituzione completa dell’apparecchio. Acer riferisce per la propria organizzazione tempi medi inferiori a cinque giorni.

Massimiliano Rossi, Vicepresidente PBU e Assistenza presso Acer EMEA, descrive così la direzione intrapresa dall’azienda: «Allungare la vita dei prodotti tecnologici contribuisce a un modello di consumo più sostenibile». Per il manager, facilità di aggiornamento, ricambi disponibili e servizi post-vendita sono elementi collegati a riduzione degli sprechi, recupero delle risorse e sviluppo dell’economia circolare.


In Francia la riparabilità è visibile

La Francia ha scelto di intervenire già nel momento in cui il consumatore valuta un acquisto. Per diverse categorie merceologiche è obbligatorio esporre vicino al prezzo un punteggio di riparabilità compreso tra zero e dieci.

Il calcolo considera, tra gli altri aspetti, la documentazione tecnica, la facilità di smontaggio, la reperibilità dei ricambi e il loro costo. Per alcuni prodotti l’indicatore si sta trasformando in una misura più ampia di durabilità, che comprende anche affidabilità e aspettativa di vita. L’obiettivo è fornire informazioni utili prima della scelta, non soltanto quando l’apparecchio si guasta.

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