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Attualità 4 min di lettura17 ott

Riparare conviene: la svolta che cambia il futuro della tecnologia

Tra nuove regole europee, ricambi più accessibili e dispositivi progettati per durare, la riparazione diventa una leva economica e ambientale.

La possibilità di aggiustare un dispositivo non dipende più soltanto dall’accesso a una vite, a una batteria o a una scheda interna. Nei prodotti moderni conta anche il software: l’associazione digitale tra un componente e uno specifico apparecchio può infatti impedire o complicare l’utilizzo di ricambi compatibili.

Negli Stati Uniti questa evoluzione ha prodotto un quadro frammentato. Non esiste una disciplina federale unica paragonabile a quella europea, ma alcuni Stati hanno approvato norme specifiche: New York con il Digital Fair Repair Act, oltre a California, Minnesota e Oregon. Quest’ultimo ha affrontato anche il tema dell’abbinamento elettronico dei componenti, che in determinate condizioni può ostacolare le riparazioni indipendenti.

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La riparabilità entra nelle scelte d’acquisto

La Francia ha scelto di intervenire già prima della vendita. Per diverse categorie di apparecchi è obbligatorio esporre vicino al prezzo un indice compreso tra zero e dieci, calcolato sulla base di fattori come la disponibilità dei manuali, la facilità di smontaggio, l’accesso ai pezzi sostitutivi e il loro costo.

Per alcuni prodotti, questo indicatore sta lasciando spazio a un parametro più ampio, dedicato alla durabilità. Oltre alla possibilità di intervenire in caso di guasto, vengono considerate l’affidabilità e la durata attesa. L’obiettivo è fornire al consumatore elementi utili per capire quanto sarà semplice mantenere funzionante un articolo nel tempo.


L’assistenza diventa una rete industriale

Un esempio di questa trasformazione arriva da Enfinitec, società del gruppo Acer dedicata ai servizi successivi alla vendita. Secondo i dati dell’azienda, la struttura gestisce nell’area EMEA più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese, con sette centri specializzati e oltre 100 collaboratori esterni.

La rete si estende tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca e occupa circa 50.000 metri quadrati. Dieci centri di assistenza internazionali operano inoltre in 28 Paesi, offrendo supporto in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, conversazione in linea e servizi informatici a distanza.

Le attività non riguardano soltanto la manutenzione dei dispositivi Acer. Comprendono anche ricambi, trasporto, recupero e ricondizionamento di prodotti di altri marchi, oltre a apparecchi per la casa, monopattini e biciclette elettriche. A Wrocław, in Polonia, un centro logistico concentra la disponibilità dei componenti, un passaggio decisivo per evitare che l’assenza di un pezzo trasformi un guasto riparabile in una sostituzione.

Massimiliano Rossi, vicepresidente per le attività di prodotto e l’assistenza di Acer EMEA, riassume così la strategia: «Allungare la vita dei prodotti tecnologici è importante per costruire un modello di consumo più sostenibile». Secondo Rossi, rendere gli apparecchi aggiornabili e riparabili, assicurare i ricambi e favorire il ricondizionamento consente di ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse già impiegate.

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Un mercato con risparmi miliardari

La riparazione non rappresenta soltanto un costo per produttori e clienti. Le stime contenute nella valutazione europea prevedono, nell’arco di quindici anni, 176,5 miliardi di euro di risparmi complessivi per i consumatori, equivalenti a circa 25 euro l’anno per persona.

Lo stesso studio ipotizza 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti e un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di proiezioni legate agli effetti attesi delle norme, non di risultati già conseguiti. Una parte della spesa oggi destinata all’acquisto anticipato di un nuovo apparecchio potrebbe spostarsi verso laboratori, diagnosi, componentistica, trasporti, ricondizionamento e mercato dell’usato.

Anche i materiali contenuti negli apparecchi hanno un valore rilevante. Nel 2022 i rifiuti elettronici prodotti a livello mondiale comprendevano metalli stimati in circa 91 miliardi di dollari: 19 miliardi riconducibili al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. I sistemi di riciclo registrati hanno recuperato materie prime secondarie per circa 28 miliardi di dollari.


L’Europa accelera sulle regole

Dal 31 luglio 2026 hanno iniziato a trovare applicazione le nuove disposizioni europee sul diritto alla riparazione. Per i beni che possono essere tecnicamente aggiustati secondo le norme dell’Unione, il cliente può chiedere al produttore un intervento gratuito oppure a un prezzo ragionevole e in tempi adeguati.

Se, durante il periodo di responsabilità legale, il consumatore opta per la riparazione invece della sostituzione, la garanzia deve prolungarsi di almeno dodici mesi. Le regole puntano inoltre a rendere più semplici da reperire le informazioni sui centri di assistenza e sui pezzi di ricambio. Nel 2027 è prevista una piattaforma europea per mettere in contatto utenti e riparatori.

I numeri spiegano la pressione che ha portato a queste misure. Secondo i dati Eurostat pubblicati il 14 ottobre, nel 2024 ogni abitante dell’Unione europea ha avuto a disposizione sul mercato 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche, mentre la raccolta dei rifiuti elettronici si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite. Dal 2015 l’immissione sul mercato è cresciuta del 79%.

La Giornata internazionale della riparazione, in programma sabato 17 ottobre per la decima edizione, arriva dunque in una fase di cambiamento. Nel 2025 l’iniziativa aveva riunito più di 3.500 appuntamenti in 50 Paesi; per il 2026 il tema «La riparazione ci unisce» richiama anche la dimensione sociale della condivisione delle competenze. Sullo sfondo resta l’emergenza dei rifiuti elettronici: nel 2022 ne sono state generate 62 milioni di tonnellate e solo il 22,3% risulta raccolto e riciclato correttamente. Senza una correzione di rotta, il volume potrebbe raggiungere 82 milioni di tonnellate nel 2030.

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