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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

Rimpatri, la svolta dell’Ue: possibili centri fuori dai suoi confini

Il Consiglio Affari Interni ha approvato il nuovo quadro: regole più severe e strumenti aggiuntivi per rendere effettivi i ritorni

La politica europea sui rimpatri entra in una nuova fase: gli Stati membri potranno contare su procedure rafforzate e valutare l’apertura di strutture dedicate anche al di fuori dell’Unione. Il via libera definitivo è arrivato dal Consiglio dell’Ue e le disposizioni saranno operative nelle prossime settimane.


Più poteri per i 27 governi

Il provvedimento amplia i mezzi a disposizione dei 27 Paesi per riportare nei Paesi d’origine le persone che non hanno più un titolo valido per rimanere sul territorio europeo. L’obiettivo dichiarato è rendere più concreta ed efficace l’esecuzione dei provvedimenti di allontanamento.

Una parte delle nuove regole riguarda in modo specifico chi viene considerato un rischio per la sicurezza. Per queste persone il quadro comune introduce condizioni più rigide, inserendosi nel percorso di applicazione del patto europeo su migrazione e asilo.

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Centri di rimpatrio fuori dall’Ue

Tra le novità c’è anche la facoltà, per i singoli Stati membri, di creare centri per i rimpatri in Paesi non appartenenti all’Unione europea. La norma apre quindi alla gestione di alcune fasi del percorso al di fuori dei confini comunitari.

L’approvazione del Consiglio Affari Interni completa l’iter legislativo. Le misure, una volta entrate in vigore, dovranno fornire agli Stati ulteriori strumenti operativi e contribuire all’attuazione del patto su migrazione e asilo.

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