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Attualità 3 min di lettura1 ott

Rientro nell’Ue, la partita cambia: euro e Schengen non sono garantiti

Per tornare nell’Unione il Regno Unito dovrebbe ripartire da una candidatura completa, affrontando criteri, negoziati e ratifiche senza le condizioni speciali del passato.

Un eventuale ritorno del Regno Unito nell’Unione europea potrebbe non ripristinare automaticamente tutti i vantaggi ottenuti in passato. Tra gli aspetti destinati a essere ridiscussi ci sarebbero anche l’adozione dell’euro e la partecipazione all’area Schengen, in un percorso che potrebbe concedere a Londra meno deroghe rispetto a quelle di cui disponeva prima dell’uscita dall’Ue.


Un nuovo accordo da ratificare

La conclusione dei negoziati non sarebbe sufficiente a rendere effettivo il rientro. Una volta definiti tutti i capitoli, gli Stati membri e il Paese candidato dovrebbero firmare un trattato di adesione, elaborato attraverso una conferenza tra i rappresentanti dei governi dell’Unione.

L’intesa richiederebbe l’approvazione unanime del Consiglio dell’Ue e il via libera del Parlamento europeo. In seguito, il testo dovrebbe essere ratificato dal Regno Unito e da ciascuno Stato membro secondo le rispettive regole costituzionali, prima di poter entrare in vigore.


Burnham riapre il dossier europeo

L’ipotesi politica di un ritorno è stata rilanciata dal primo ministro britannico Andy Burnham, che ha mostrato apertura verso questa possibilità. Sul piano giuridico, però, Londra non potrebbe semplicemente riprendere il posto lasciato in precedenza: dovrebbe presentare una nuova richiesta di adesione, come qualsiasi altro Paese interessato a entrare nell’Unione.

Per avviare il procedimento non sarebbe obbligatorio convocare un nuovo referendum. La domanda verrebbe inoltrata al Consiglio dell’Ue sulla base dell’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea, che disciplina l’ingresso di nuovi Stati e stabilisce il coinvolgimento delle istituzioni europee e dei parlamenti nazionali.


I requisiti per diventare candidato

Il Regno Unito dovrebbe dimostrare di essere uno Stato europeo rispettoso dei principi fondamentali dell’Unione. Tra questi rientrano dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e tutela dei diritti umani, comprese le garanzie per le minoranze.

Sarebbero inoltre richiesti il pluralismo, la tolleranza, la non discriminazione, la giustizia, la solidarietà e la parità tra donne e uomini. A questi presupposti si aggiungerebbero i cosiddetti criteri di Copenaghen, fissati dal Consiglio europeo nel giugno 1993.

Il Paese candidato dovrebbe quindi disporre di istituzioni solide, capaci di assicurare democrazia, legalità e protezione delle minoranze. Servirebbero anche un’economia di mercato funzionante e la capacità di reggere la concorrenza interna all’Unione.

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Londra dovrebbe infine dimostrare di poter applicare gli obblighi legati all’adesione, compresi quelli relativi all’unione politica, economica e monetaria. Il Consiglio europeo di Madrid, nel dicembre 1995, ha aggiunto la necessità di recepire e attuare efficacemente il diritto dell’Ue attraverso strutture amministrative e giudiziarie adeguate.


Dalla domanda ai negoziati

Dopo la richiesta formale, il Consiglio informerebbe Parlamento europeo, Commissione europea e parlamenti nazionali. La Commissione, dopo aver consultato il Consiglio, elaborerebbe una valutazione sulla candidatura; l’eventuale riconoscimento della qualifica di Paese candidato spetterebbe poi al Consiglio dell’Ue, con l’avallo del Consiglio europeo.

L’apertura delle trattative richiederebbe una decisione unanime del Consiglio. I colloqui si svolgerebbero in conferenze intergovernative tra i governi degli Stati membri e quello britannico, organizzando il diritto dell’Unione in circa 35 aree tematiche.

Per ciascun settore potrebbero essere fissati obiettivi da raggiungere prima dell’avvio o della chiusura delle trattative. Un capitolo verrebbe considerato provvisoriamente concluso soltanto dopo la dimostrazione che le norme europee sono già applicate, oppure che lo saranno entro l’ingresso, rispettando gli obiettivi stabiliti.

Durante il percorso, la Commissione monitorerebbe i progressi e offrirebbe strumenti finanziari di preadesione. Le parti potrebbero anche concordare un’applicazione graduale di alcune regole, così da permettere l’adattamento del nuovo membro o degli Stati già appartenenti all’Unione.

L’andamento della candidatura sarebbe illustrato periodicamente al Consiglio e al Parlamento europeo attraverso i documenti annuali sull’allargamento. Il Regno Unito dovrebbe a sua volta presentare programmi nazionali per indicare il livello di attuazione raggiunto nei diversi capitoli, fino alla definizione e alla ratifica del trattato conclusivo.

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