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Attualità 2 min di lettura54 min fa

Ricina, ascoltato l’addetto: esami rinviati a dicembre

Gli investigatori verificano lo smaltimento degli avanzi, mentre Berlino analizza 131 reperti sequestrati nell’abitazione

La Squadra Mobile di Campobasso ha ascoltato oggi l’operatore incaricato della raccolta dei rifiuti a Pietracatella il 24 dicembre 2025, nell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.

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Gli esami tedeschi sui reperti

Gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino hanno ottenuto altri 30 giorni per completare gli accertamenti sui campioni sequestrati nella casa della famiglia. Una nuova proroga di un mese potrebbe essere autorizzata alla fine di novembre, con i risultati ufficiali attesi non prima degli ultimi giorni di dicembre.

Tra il materiale esaminato figurano 131 reperti raccolti durante il primo sopralluogo nell’abitazione. Stando alle informazioni circolate nei giorni scorsi, le analisi già concluse non avrebbero rilevato ricina nei campioni controllati.


Gli avanzi gettati il 24 dicembre

L’audizione dell’addetto serve a ricostruire il percorso dei resti della cena consumata dalla famiglia prima dell’avvelenamento. Il sopralluogo della polizia nell’abitazione era avvenuto il 30 dicembre, quando quei rifiuti erano già stati raccolti e non potevano più essere verificati direttamente.

Gianni Di Vita aveva riferito agli investigatori di avere eliminato nell’umido, il 24 dicembre, sia gli avanzi sia il contenitore di plastica utilizzato per conservarli. Per questo gli agenti vogliono confrontare il suo racconto con le attività svolte dall’operatore in servizio quel giorno. Nessuna delle persone che aveva mangiato le stesse cozze al ristorante, il 22 dicembre, aveva accusato malori.

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Le cozze portate a casa

Gli accertamenti si concentrano anche sui molluschi che Antonella aveva portato via da un pranzo di lavoro in un locale di Campobasso. La donna li aveva fatti mettere in una vaschetta per consumarli in seguito con il marito e le figlie; secondo la ricostruzione investigativa, furono serviti durante la cena del 23 dicembre.

A tavola c’erano Antonella, Gianni e la quindicenne Sara. Alice, la figlia maggiore, quella sera era uscita con alcuni amici ed è sopravvissuta all’avvelenamento insieme al padre. Resta da chiarire se le cozze abbiano avuto un ruolo nella contaminazione e in quale momento possano essere entrate in contatto con la sostanza tossica.

Nel corso dell’interrogatorio del 13 gennaio, Di Vita non aveva saputo indicare con precisione se i molluschi fossero stati mangiati il 22 oppure il 23 dicembre. «Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa», aveva detto, confermando però di aver gettato i residui il giorno successivo.

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