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Attualità 3 min di lettura48 min fa

Ue, piani climatici agli Stati: 2 gradi entro 2050

Il nuovo quadro europeo non impone misure comuni e lascia all’Italia un piano nazionale ancora inattivo.

La Commissione europea affida ai singoli Stati la preparazione dei piani per affrontare un aumento medio delle temperature di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100.

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L’avvertimento di Hoekstra

«L’estate scorsa sarà anche stata una delle più calde o la più calda mai registrata, ma con ogni probabilità sarà la più fresca degli anni a venire», ha detto il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra durante una conferenza stampa. Secondo Hoekstra, gli effetti del riscaldamento sono destinati ad aggravarsi, qualunque siano le iniziative adottate.

Il commissario ha aggiunto che le decisioni prese oggi possono ridurre l’impatto dei fenomeni estremi. Per questo, ha indicato, servono interventi coordinati a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per proteggere i cittadini e preparare il continente a temperature più elevate.


I costi dei danni climatici

Tra il 2022 e il 2025 le perdite economiche attribuite agli eventi climatici hanno raggiunto circa 200 miliardi di euro, pari a 50 miliardi l’anno. Nella decade 1980-1989 la media era stata di 8,6 miliardi di euro all’anno.

Le ondate di calore attese in Europa nel 2026 potrebbero ridurre la produzione per 113 miliardi di euro in 30 Paesi. L’agricoltura è tra i comparti più esposti: i danni medi annui nell’Unione sono stimati in 28,3 miliardi, ma soltanto il 20-30% risulta coperto da assicurazioni. La siccità rappresenta la causa principale e, nel 2026, le perdite potrebbero arrivare a 90 miliardi di euro.


Piani affidati agli Stati

Il nuovo quadro sulla resilienza climatica approvato dalla Commissione chiede ai governi nazionali di predisporre strategie calibrate sui rischi dei rispettivi territori. Bruxelles non stabilirà però interventi obbligatori uguali per tutti: le autorità dovranno integrare la valutazione climatica nelle proprie scelte e considerare i possibili effetti sull’economia.

Per l’Italia il quadro arriva mentre il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima ha raggiunto appena il 15% degli obiettivi fissati per il 2030. Anche il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato all’inizio del 2024 con strumenti già limitati, risulta ancora privo di risorse e di indicazioni operative sufficienti.

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La verifica dei programmi sarà collegata al Semestre europeo, così da valutare l’adattamento anche come elemento della solidità economica. Il provvedimento comprende un’iniziativa legislativa e una comunicazione senza valore vincolante.


Risorse e strumenti europei

Il quadro non assegna nuovi finanziamenti. Nel bilancio pluriennale 2028-2034 la Commissione ha tuttavia proposto di destinare il 35% della spesa a clima e biodiversità, includendo anche la preparazione agli effetti del riscaldamento.

La traiettoria comune utilizzata dagli Stati deriva dalle stime scientifiche del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico. I valori di 2 gradi entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100 sono presentati come riferimento per misurare i rischi futuri, non come obiettivi politici.

Per sostenere le amministrazioni pubbliche, Bruxelles predisporrà una piattaforma digitale europea dedicata alla resilienza. Tra gli strumenti previsti ci sarà una mappa interattiva dei rischi attesi sul continente, elaborata con il contributo del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, oltre a un sistema per individuare le soluzioni più adatte in base a territorio, settore e pericolo climatico.

Nei prossimi mesi sono inoltre previsti un piano europeo contro le ondate di calore, un accordo per assicurare i danni legati al clima e un’iniziativa sull’acqua. La Commissione intende poi avviare il gruppo consultivo PreparEU sulla preparazione alle catastrofi e selezionare 100 territori europei considerati più vulnerabili.

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