Ricina a Pietracatella: il dettaglio che può chiarire il duplice omicidio
Gli accertamenti tedeschi e le numerose testimonianze cercano di spiegare come il veleno sia entrato nella casa e chi possa averlo maneggiato.
Gli accertamenti affidati al Robert Koch Institute di Berlino potrebbero aggiungere un tassello decisivo all’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Gli esperti non hanno ancora consegnato ufficialmente le conclusioni, ma alcune indiscrezioni riferiscono di risultati compatibili con la presenza di ricina.
Matteo Guidotti, esperto del Cnr di Milano, ha spiegato che procurarsi e trattare una sostanza simile presuppone competenze specifiche. Le informazioni necessarie, tuttavia, non devono essere cercate per forza nella rete oscura: anche questo aspetto dovrà essere valutato dagli investigatori.
Il nodo resta l’origine del veleno
La domanda centrale non riguarda più soltanto la causa dei decessi, già individuata nell’intossicazione acuta da ricina. Gli inquirenti devono ora ricostruire il tragitto della sostanza: dove sia stata ottenuta, in quale momento sia stata maneggiata e attraverso quale materiale possa essere arrivata alle due vittime.
Gli esami tossicologici, le verifiche sui reperti e le dichiarazioni raccolte potrebbero quindi convergere verso una ricostruzione più precisa. Un’eventuale traccia riconducibile alla ricina su un oggetto della casa consentirebbe di approfondire anche chi abbia avuto la possibilità di utilizzarlo.
La cena del 23 dicembre sotto esame
La sera del 23 dicembre, nell’abitazione di Pietracatella, erano presenti Antonella, Sara e Gianni Di Vita, rispettivamente moglie e figlia dell’uomo. Anche Gianni aveva accusato problemi gastrointestinali, ma gli accertamenti hanno escluso che avesse assunto la tossina. Alice, la figlia maggiore, quella notte era fuori con alcune amiche.
Per questo motivo sono stati passati al vaglio piatti, posate, utensili e gli altri oggetti sequestrati in casa. Le analisi, affidate anche a specialisti tedeschi, mirano a capire se qualcosa utilizzato durante la preparazione o il consumo della cena possa conservare elementi utili alla ricostruzione dell’avvelenamento.
Nove mesi tra analisi e interrogatori
L’indagine è partita dopo la morte delle due vittime, inizialmente interpretata come una possibile intossicazione alimentare. Gli alimenti presenti nell’abitazione, compresi quelli non consumati, sono stati sequestrati; in seguito, il botulino e altre tossine sono stati esclusi.
A marzo il Centro antiveleni di Pavia ha individuato la ricina nei campioni di sangue. La consulenza medico-legale ha poi collegato il decesso di Antonella e Sara a un’intossicazione acuta, facendo venir meno l’ipotesi di responsabilità colposa nei confronti dei medici dell’ospedale di Campobasso, inizialmente coinvolti nell’inchiesta.
Gli investigatori hanno raccolto 200 deposizioni
Alla parte scientifica si è affiancato un ampio lavoro della Squadra mobile di Campobasso. Le persone ascoltate sono state circa 200; alcuni testimoni sono tornati più volte davanti agli investigatori e, in determinati casi, sono stati organizzati confronti.
Tra i soggetti nuovamente convocati figura un’insegnante di matematica, legata da una lunga amicizia a Gianni Di Vita. La donna era già stata sentita a Ferragosto e il 20 agosto, giornata nella quale aveva partecipato anche a un confronto con Di Vita. Gli investigatori hanno inoltre interrogato il marito dell’insegnante, tecnico di laboratorio all’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora anche la moglie.
Le ricerche sulla pianta non bastano
Nel contesto scolastico sono state esaminate anche alcune ricerche effettuate sui computer riguardo alla pianta da cui si ricava la ricina. Si tratta di un elemento ancora da interpretare e, preso isolatamente, non dimostra un legame con la morte di Antonella e Sara.
Gli accertamenti si sono estesi ai rapporti personali della famiglia, con l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di relazioni o dinamiche rimaste finora nascoste. La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato e deve ancora stabilire se questi elementi possano condurre a un movente.
La ricina esclusa dall’ipotesi casuale
Le informazioni finora disponibili indicano che le due donne sono morte dopo essere state esposte alla sostanza tossica. La ricina è inodore, incolore e insapore, oltre a essere un veleno estremamente potente, già impiegato in tentativi di omicidio e in progetti legati ad attacchi di massa.
Gli accertamenti hanno inoltre escluso che il veleno possa essere stato inalato. Gli esiti del Robert Koch Institute, una volta depositati, dovranno essere confrontati con le testimonianze, i reperti e tutti gli altri risultati raccolti nei nove mesi di indagini. L’obiettivo è definire non soltanto la dinamica dell’esposizione, ma anche chi possa aver avuto accesso alla ricina.
Continua a leggere
Ripetizioni, la sorpresa dei prezzi: l’IA cambia già il mercato
L’intelligenza artificiale sta modificando le aspettative sull’apprendimento e potrebbe ridisegnare anche il ricorso alle lezioni private.
Lavitola, accuse pesanti: «Report usato per fare pressione
Fabio Mazzoni ricostruisce le telefonate ricevute durante il tentativo di uscire dall’accordo con Valter Lavitola e racconta il coinvolgimento di Sigfrido Ranucci.
Allarme sul volo Dubai-Tel Aviv: decollano due caccia israeliani
Un aereo Flydubai ha lanciato un segnale di emergenza e modificato la rotta verso l’Arabia Saudita: a bordo ci sarebbero 150 persone.
Ripetizioni, la sorpresa dei prezzi: online più caro in 14 materie
Per molte famiglie italiane il ritorno sui banchi significa anche fare i conti con il costo delle ripetizioni.