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Attualità 3 min di lettura18 min fa

Ricercate in Europa sei donne accusate di omicidio e truffa

Nell’elenco europeo figurano anche Giovanni Motisi e Renato Cinquegranella, entrambi condannati all’ergastolo e latitanti da decenni

Sei donne ricercate in diversi Paesi europei compaiono nell’elenco dei 50 latitanti più pericolosi del continente. Le accuse comprendono omicidio su commissione, truffe milionarie, rapina, esercizio abusivo della medicina e sottrazione di minori.

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I due nomi italiani

Tra le persone ricercate figurano anche Giovanni Motisi e Renato Cinquegranella, due esponenti della criminalità organizzata italiana condannati all’ergastolo. Entrambi hanno fatto perdere le proprie tracce da molti anni.

Motisi, 67 anni, è considerato uno storico appartenente a Cosa nostra palermitana. Latitante dal 1998 e noto come ‘u pacchiuni, è stato collegato anche agli omicidi del vicequestore Ninni Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia, uccisi il 6 agosto 1985. Per aggiornarne l’aspetto, gli investigatori hanno utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale capaci di simulare l’invecchiamento del volto.


La truffa delle maledizioni

L’elenco raccoglie i profili diffusi dal portale europeo dedicato ai ricercati, con l’obiettivo di favorire le segnalazioni utili alle forze dell’ordine. Tra i casi più pesanti c’è quello di una slovacca di 45 anni, condannata in via definitiva a otto anni per avere organizzato l’assassinio del marito.

Secondo gli investigatori, nel gennaio 2014 la donna avrebbe promesso 50mila euro a un sicario per eliminare il coniuge e ottenere la disponibilità della sua parte di patrimonio. Il piano fu bloccato quando l’uomo si rivolse alla polizia. La condanna è arrivata nel 2020, ma la ricercata deve ancora essere rintracciata per scontare la pena.

Un’altra donna, cittadina austriaca di origine serba, avrebbe invece convinto le vittime di essere colpite da maledizioni e di rischiare malattie o morte. Presentandosi con il nome di Amela, avrebbe proposto costosi riti di purificazione.

A una 56enne incontrata nel quartiere viennese di Döbling avrebbe prospettato la morte imminente di una parente. La vittima avrebbe consegnato più di 730mila euro, oltre a oro e gioielli, tra Vienna e Baden. Gli investigatori hanno trovato contanti, preziosi e orologi nella casa del figlio della ricercata, che dal gennaio 2025 è colpita da un mandato internazionale per truffa aggravata. Le somme attribuitele ammonterebbero a diversi milioni di euro, con episodi segnalati anche in Germania e Svizzera.

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Rapine e accuse familiari

Andrea Sánchez Antelo, spagnola di 32 anni, è ricercata per presunto esercizio abusivo della professione medica e falsificazione di documenti pubblici. Avrebbe conquistato la fiducia di diverse persone fingendosi una professionista abilitata, nonostante l’assenza dei titoli necessari.

Ninoslava Jovic, serba di 41 anni, è invece collegata all’assalto compiuto quattro anni fa alla fiera d’arte e antiquariato Tefaf di Maastricht. I rapinatori, armati e muniti di mazze, devastarono le vetrine contenenti diamanti e altri oggetti di valore, per un bottino stimato in decine di milioni di euro. La fuga a bordo di monopattini elettrici rese il colpo particolarmente noto.

Gli inquirenti non ritengono che Jovic abbia partecipato materialmente alla rapina, ma sospettano un suo aiuto logistico. I quattro uomini indicati come esecutori sono ancora ricercati; la polizia olandese ipotizza che la donna possa essere in Serbia, senza escludere spostamenti in altri Paesi.

Le ultime due vicende riguardano decisioni giudiziarie sull’affidamento dei figli. Ildikó Bódi, ungherese di 43 anni, sarebbe scomparsa nel dicembre 2023 insieme al figlio dopo che un tribunale aveva stabilito la residenza del bambino presso il padre. Da allora l’uomo non avrebbe più avuto contatti con il minore. Gli investigatori ritengono possibile una permanenza in Ungheria.

Melisa Smrekar, slovena di 57 anni, è cercata per il presunto trattenimento di una bambina in un luogo sconosciuto e per aver impedito l’attuazione di un provvedimento del tribunale. Le autorità intendono rintracciarla per chiarire la situazione e rendere esecutive le disposizioni adottate sulla minore.

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