Ricerca sotto pressione: il nuovo terreno dello scontro con la Cina
Atenei e laboratori devono conciliare apertura internazionale e tutela delle conoscenze, mentre finanziamenti, talenti e tecnologie diventano strumenti della competizione strategica
La minaccia può assumere forme ordinarie: un finanziamento, un incarico accademico o una collaborazione internazionale. Quando però questi strumenti vengono inseriti in una strategia più ampia, possono favorire il trasferimento di tecnologie, competenze e influenza. È questa la logica della minaccia ibrida, dove risorse economiche, attività scientifica, industria e informazione concorrono allo stesso obiettivo.
La ricerca diventa una funzione di sicurezza
Negli Stati Uniti la tutela della ricerca è ormai una responsabilità dichiarata della National Science Foundation. L’obiettivo è proteggere i progetti sostenuti dal governo federale da interferenze o sfruttamento da parte di governi stranieri. A luglio l’ente ha inoltre stabilito che i programmi finanziati non potranno coinvolgere organizzazioni incluse negli elenchi statunitensi dei soggetti sottoposti a restrizioni.
Il Canada applica da tempo criteri analoghi nella selezione e nel finanziamento delle collaborazioni scientifiche. Dal maggio 2024, per i contributi destinati ad alcune tecnologie sensibili, non sono ammessi ricercatori legati o sostenuti da università e laboratori con rapporti con apparati militari, di difesa o di sicurezza ritenuti problematici per Ottawa.
I bilanci aprono nuove fragilità
La crescente attenzione nasce anche dalle difficoltà economiche degli atenei. Quando carriera e continuità dei laboratori dipendono dalla capacità di ottenere risorse esterne, la ricerca di nuovi finanziatori può trasformarsi in una pressione permanente. Non serve quindi la corruzione di uno studioso: può essere sufficiente un accademico corretto, con pochi fondi disponibili e un laboratorio da mantenere, che accetti l’aiuto di un interlocutore straniero.
Il rischio aumenta quando dall’altra parte opera uno Stato capace di coordinare università, imprese, fondi pubblici e strutture di sicurezza. Un singolo progetto può apparire innocuo, mentre il suo inserimento in una rete più ampia consente di accumulare conoscenze, reclutare specialisti o orientare le priorità scientifiche.
Londra mette gli atenei in allerta
Nel Regno Unito il 30 settembre MI5 ha diffuso il primo avviso contro lo spionaggio rivolto specificamente al mondo universitario. Nel documento viene indicato il China General Technology Research Institute, struttura che, secondo il servizio interno britannico, mantiene rapporti stretti con il ministero della Sicurezza dello Stato cinese e sostiene studi utili a potenziarne le capacità tecniche.
Più di cento studiosi collegati al Regno Unito hanno preso parte a iniziative finanziate dal ministero cinese attraverso quell’istituto, soprattutto nei campi dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica. MI5 ha avvertito che alcuni ricercatori potrebbero non aver riconosciuto il ruolo effettivo dell’organizzazione coinvolta.
Il finanziatore non è sempre visibile
Un’indagine di UK-China Transparency ha ricostruito i rapporti tra il centro e un fondo creato insieme alla National Natural Science Foundation of China, operativo dal 2015. Nei bandi comparivano già crittografia post-quantistica, protezione delle comunicazioni, occultamento delle informazioni, sicurezza delle reti e ricerca delle vulnerabilità.
Negli anni seguenti l’elenco si è ampliato fino a comprendere intelligenza artificiale, sicurezza dei semiconduttori, sistemi autonomi basati sull’intelligenza artificiale e steganografia: ambiti che possono trovare applicazioni civili, ma anche militari e di sicurezza. Proprio la distanza tra il beneficiario apparente e il destinatario finale rende complessa la valutazione delle collaborazioni.
A febbraio il governo britannico aveva già riunito più di settanta responsabili di ateneo per un confronto con il direttore generale di MI5, Ken McCallum, e con il responsabile del National Cyber Security Centre, Richard Horne. Al centro dell’incontro c’erano i tentativi di condizionare ricerca e insegnamento, ma anche il ricorso a reti professionali e incentivi economici per avvicinare docenti e studenti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il salto di qualità è arrivato con l’avviso di settembre, che ha associato pubblicamente un’organizzazione determinata all’intelligence cinese e ha invitato le università a riesaminare i propri rapporti. Il nodo non riguarda necessariamente studiosi consapevoli di lavorare per un servizio segreto: spesso è l’intera filiera, dal finanziamento all’impiego dei risultati, a essere difficile da ricostruire.
Talenti e tecnologie nel mirino
Un problema simile è emerso in Corea del Sud, dove il National Intelligence Service starebbe osservando circa ottanta ricercatori di alto profilo ritenuti possibili obiettivi del reclutamento cinese. L’attenzione si concentra soprattutto su semiconduttori e batterie.
La posta in gioco non consiste soltanto nella sottrazione di dati riservati. Nei settori strategici, infatti, competenza scientifica, forza industriale e sicurezza nazionale tendono a sovrapporsi, rendendo il talento una risorsa paragonabile alle informazioni tecniche.
L’Australia ha introdotto controlli più articolati sui finanziamenti dell’Australian Research Council. Dal 2024 le domande vengono esaminate anche alla luce delle affiliazioni straniere e delle origini dei fondi; a maggio 2026 il governo ha comunicato di aver respinto tredici richieste per motivi connessi a sicurezza, difesa o rapporti internazionali.
Europa e Giappone cercano un equilibrio
Nel 2024 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una raccomandazione sulla sicurezza della ricerca. Il testo individua tre pericoli: il trasferimento non voluto di conoscenze, le interferenze esterne e le violazioni dell’integrità scientifica. A febbraio la Commissione ha presentato il primo Osservatorio sulla sicurezza della ricerca e sta preparando un Centro europeo di competenza.
La linea europea è riassunta nella formula «il più aperto possibile, chiuso quanto necessario». La circolazione internazionale degli studiosi, la pubblicazione dei risultati e i rapporti con imprese e istituzioni straniere alimentano l’innovazione, ma nello stesso tempo possono offrire punti di ingresso a pressioni e acquisizioni indesiderate.
Anche Tokyo ha collegato la protezione delle tecnologie decisive alla politica industriale, alla ricerca e alla sicurezza nazionale. Nel dicembre 2024 il ministero dell’Istruzione ha definito il proprio modello di tutela della ricerca e ha avviato una sperimentazione di misure specifiche nell’assegnazione dei finanziamenti.
Un problema ormai anche italiano
La convergenza tra Paesi diversi non deriva da un’unica operazione coordinata né da una scoperta recente. Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia, Unione europea e Giappone stanno rispondendo, con strumenti differenti, alla stessa domanda: quanto può restare aperto un sistema scientifico senza diventare esposto?
L’Italia non è estranea a questo passaggio. Nel novembre 2024 il governo ha approvato un piano per la sicurezza della ricerca, fondato però sulla partecipazione volontaria e sull’autovalutazione degli atenei. Nel frattempo, il sistema universitario continua a confrontarsi con le collaborazioni interne e con la necessità di trovare risorse in un ambiente internazionale sempre più competitivo.
Continua a leggere
Zhang Weiwei: «L’Europa non sia il vassallo degli Stati Uniti
Il professore cinese difende il modello di Pechino, critica la debolezza politica dell’Unione europea e mette in guardia da una guerra commerciale.
Ben Affleck, il doppio lutto che riscrive i ricordi d’infanzia
L’attore ha raccontato la perdita ravvicinata di Chris e Timothy Affleck e il nuovo significato assunto dal ruolo della madre nella sua vita.
Kiev sotto pressione: colpiti Ponte Nord e depositi a Hostomel
La capitale ucraina è stata raggiunta da nuovi raid dopo quelli contro il Ponte Sud, mentre a Hostomel quattro persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 8 anni.
Zhang Weiwei sfida l’Europa: «La sua leadership è molto debole
L’intellettuale cinese difende il modello di Pechino, critica l’autonomia europea e mette in guardia da una guerra commerciale con l’Unione europea.