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Attualità 2 min di lettura30 set

Revolut, 680 clienti nel caso della Pec fantasma: indagine in corso

Il ministro Piantedosi riferisce alla Camera sull’incidente informatico, sulle verifiche avviate e sulle responsabilità legate alla trasmissione dei dati

La vicenda è ora al vaglio della Procura di Reggio Calabria: il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia ha trasmesso gli elementi raccolti e sta portando avanti gli accertamenti. L’obiettivo è chiarire come una richiesta apparentemente proveniente dalla Prefettura sia riuscita a ottenere informazioni riservate.

Le verifiche coinvolgono anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che mantiene un confronto con Revolut e lavora insieme al Viminale per contenere i possibili rischi. Della situazione sono state inoltre informate la Polizia Postale e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.


L’indagine sulla richiesta anomala

«Con riferimento alla vicenda Revolut, informo che sono in corso approfondimenti giudiziari e le opportune verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno, sottoposte, al momento, al più stretto riserbo investigativo». Così Matteo Piantedosi ha descritto alla Camera lo stato dell’inchiesta durante il Question time.

Al centro del caso c’è una casella di posta elettronica certificata denominata “entilocali”. L’indirizzo risultava riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, ma dagli accertamenti è emerso che non era mai stato utilizzato dall’ufficio.


Che cosa è successo ai dati

Il 12 settembre Revolut ha segnalato all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale un possibile attacco informatico. Tre giorni dopo la società ha confermato l’accaduto, spiegando di aver inviato a quell’indirizzo i dati relativi a 680 clienti e di avere avvertito le persone interessate.

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L’azienda, soggetto regolato dal diritto britannico, non rientra nella disciplina nazionale NIS. Secondo il ministro, tuttavia, la richiesta avrebbe dovuto essere sottoposta a controlli più accurati: per Piantedosi, Revolut «avrebbe potuto e dovuto» verificarla con «un minimo di diligenza», considerando l’incongruenza tra l’origine apparente della domanda e la quantità e la natura delle informazioni richieste.


La sicurezza al centro del confronto

Il dossier Revolut è stato inserito dal ministro in un quadro più ampio, che comprende la protezione delle infrastrutture digitali pubbliche, la radicalizzazione dei minori attraverso la rete, l’evoluzione dei reati e i flussi migratori. Temi destinati a pesare nel confronto politico in vista delle prossime elezioni.

Nel suo intervento, Piantedosi ha rivendicato le misure adottate dal governo Meloni e ha richiamato anche il calo dei reati registrato nel primo semestre 2026. La relazione alla Camera ha così accostato fenomeni diversi: dalla criminalità sul territorio alle minacce informatiche e alla propaganda estremista diffusa attraverso la rete.

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