Bolivia, il procuratore appena insediato rischia l’arresto: cosa contesta il governo
Luis Montaño è finito al centro di un nuovo scontro istituzionale dopo aver assunto temporaneamente la guida della Procura generale boliviana.
L’insediamento è durato poche ore: Luis Montaño, nominato procuratore generale ad interim della Bolivia, sarà arrestato dalla polizia secondo quanto annunciato dall’esecutivo. A suo carico il governo muove accuse di usurpazione di funzioni e di intralcio alle indagini sul caso legato al narcotrafficante uruguaiano Sebastián Marset.
L’accusa contro Montaño
A rendere nota la decisione è stato il portavoce presidenziale José Luis Gálvez. Secondo la ricostruzione dell’esecutivo, Montaño avrebbe cercato di ostacolare gli accertamenti sulle alte autorità già fermate nell’ambito dell’inchiesta e starebbe valutando la sostituzione dei procuratori incaricati di seguire le denunce contro quei funzionari.
Il governo contesta anche la legittimità della sua nomina. La posizione dell’esecutivo è che la scelta del responsabile della Procura generale spetti al Parlamento e non possa essere determinata autonomamente all’interno dell’istituzione giudiziaria. Per questo, l’assunzione dell’incarico da parte di Montaño viene considerata priva di fondamento.
Una successione nata dopo un arresto
Montaño aveva assunto l’incarico nella giornata di oggi, a meno di 24 ore dal fermo del procuratore generale Roger Mariaca. L’arresto di Mariaca è avvenuto nell’ambito degli accertamenti sul caso Marset e ha aperto una fase di forte tensione intorno alla guida della Procura generale.
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Prima di diventare procuratore generale ad interim, Montaño ricopriva il ruolo di procuratore superiore per la criminalità organizzata. Ha sostenuto di essere subentrato in base alla legge, richiamando il criterio della maggiore anzianità, con l’obiettivo di impedire che l’istituzione restasse senza una guida.
Il braccio di ferro istituzionale
La Procura generale ha difeso la nomina e la sua validità, ponendosi così in contrasto con la lettura del governo. Da una parte, l’istituzione sostiene che la successione temporanea sia stata attivata secondo le norme per garantire la continuità; dall’altra, l’esecutivo rivendica al Parlamento il potere di stabilire chi debba dirigere l’organo.
L’annuncio dell’arresto di Montaño aggiunge quindi un nuovo passaggio all’inchiesta sul caso Marset. Nel giro di meno di un giorno, la Procura generale boliviana si è ritrovata prima senza il suo titolare, arrestato nell’indagine, e poi con un sostituto temporaneo anch’egli indicato dalla polizia come destinatario di un provvedimento restrittivo.
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