Flydubai, il mistero del copilota: Netanyahu accusa l’islamismo
Restano da chiarire il movente e l’eventuale presenza di complici dopo l’aggressione al pilota durante il volo diretto a Tel Aviv.
A due giorni dall’episodio sul volo Flydubai FZ1073, l’attenzione si è spostata dall’accaduto alle sue possibili motivazioni. Il primo ufficiale, di nazionalità omanita, avrebbe assalito il comandante Smit Machchhar usando un oggetto affilato: potrebbe essersi trattato di un coltello oppure di un’ascia di emergenza.
Il movente resta senza risposta
L’ipotesi più grave è quella di un gesto motivato dall’odio verso gli ebrei. A sostenerla è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito il copilota un islamista radicalizzato. Al momento, però, il quadro sulle ragioni dell’aggressione non è stato chiarito.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire se l’uomo abbia agito per conto di un’organizzazione o se abbia preparato e compiuto l’attacco autonomamente. Proprio su questo punto si concentrano le domande degli investigatori, mentre la ricostruzione dell’episodio resta ancora parziale.
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Le piste su eventuali complicità
Donald Trump ha indicato un possibile coinvolgimento dell’Iran, aggiungendo un’ulteriore pista all’indagine. L’accusa, tuttavia, non coincide con le valutazioni preliminari degli apparati israeliani, che non escludono l’azione di una sola persona.
Il contrasto tra le diverse letture rende ancora incerto il movente. Da una parte c’è l’ipotesi di un attacco ideologico e collegato a soggetti esterni; dall’altra, la possibilità che il primo ufficiale abbia agito senza il sostegno di una rete. Per ora, nessuna delle due ricostruzioni è stata confermata in modo definitivo.
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