Reperti del Titanic, gli Usa contestano la vendita privata
Oltre cento pezzi, tra gioielli e arredi, sono al centro del ricorso presentato dalla società titolare dei recuperi
La vendita di oltre 100 reperti del Titanic è stata bloccata da un giudice federale statunitense.
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La tragedia e il relitto
Il transatlantico affondò tra il 14 e il 15 aprile 1912, durante la traversata inaugurale da Southampton a New York. La collisione con un iceberg provocò la morte di circa 1.500 persone; i sopravvissuti furono approssimativamente 700.
Per individuare il relitto furono necessari 73 anni: la nave venne localizzata nel 1985 nell’Atlantico settentrionale, a circa 640 chilometri dalla costa di Terranova, in Canada. Si trova a quasi quattromila metri sotto la superficie del mare.
Il mercato dei cimeli
Gli oggetti legati al naufragio hanno raggiunto negli anni cifre elevate. Ad aprile 2026, un giubbotto di salvataggio appartenuto a una passeggera sopravvissuta è stato aggiudicato per più di 900mila dollari, mentre un cuscino proveniente da una scialuppa ha toccato quota 527mila dollari.
Nel 2025 un orologio da tasca d’oro appartenuto a Isidor Straus, morto nel disastro, è stato venduto per 1,78 milioni di sterline. Due anni prima, nel 2013, un violino attribuito a uno dei musicisti rimasti a suonare durante l’affondamento aveva raggiunto 1,45 milioni di dollari.
La disputa sui reperti
La controversia riguarda RMS Titanic Inc., la società che dal 1994 dispone dei diritti esclusivi per recuperare oggetti dal relitto, in base a una decisione di un tribunale federale. Il riconoscimento era subordinato alla conservazione dei reperti in una raccolta unica, destinata alla ricerca e alle mostre aperte al pubblico.
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Il progetto presentato dall’azienda nel marzo 2026 prevede invece la cessione all’asta di più di cento pezzi. Nell’elenco figurano gioielli con pietre, utensili e altri oggetti quotidiani, oltre a un cherubino in bronzo che decorava la grande scalinata della nave, ambiente reso celebre anche dal film di James Cameron.
Il ricorso della società
A opporsi all’operazione è la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che rappresenta il governo statunitense nella tutela del relitto. Secondo l’agenzia, la vendita potrebbe contraddire gli impegni assunti dalla società e separare in modo permanente reperti appartenenti a una collezione di interesse storico.
RMS Titanic Inc. sostiene però che gli oggetti destinati alla vendita abbiano uno status distinto. Si tratta della cosiddetta collezione francese, recuperata nel 1987 durante una spedizione alla quale partecipò anche il governo della Francia: per i legali dell’azienda, a questi reperti non si applicherebbero gli stessi vincoli previsti per le campagne successive.
Ad agosto la giudice federale Rebecca Beach Smith ha negato l’autorizzazione all’asta, chiedendo ulteriori chiarimenti prima di consentire qualsiasi transazione. RMS Titanic Inc. ha impugnato la decisione davanti alla Corte d’appello federale del Quarto circuito e il 9 ottobre ha domandato che il procedimento fosse esaminato con corsia accelerata.
Il governo teme che l’acquisto da parte di privati sottragga al pubblico testimonianze materiali di una delle più gravi tragedie marittime. La società, al contrario, ritiene che la vendita possa avvenire senza compromettere gli obblighi di conservazione.
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