16.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Reni e cuore, il test che può anticipare la malattia: cosa cambia

L’uACR può individuare il rischio cardio-renale prima dei sintomi, ma in Italia il suo impiego resta disomogeneo tra strutture e territori.

Sapere in anticipo che i reni stanno funzionando male può modificare la gestione del paziente, anche quando non sono ancora comparsi disturbi evidenti. Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene, sottolinea che la presenza di albumina nelle urine incide sulla scelta di numerosi medicinali, dagli antidolorifici agli antiaggreganti e ai trattamenti oncologici. La parte finale del suo intervento, tuttavia, risulta interrotta nel materiale disponibile.


Un segnale da non trascurare

L’uACR, cioè il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine, serve a rilevare una possibile lesione del filtro renale. Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore della Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, spiega: «L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina».

Secondo le indicazioni KDIGO, il test dovrebbe essere affiancato alla stima del filtrato glomerulare, indicata con la sigla eGFR. L’insieme dei due parametri permette di valutare con maggiore precisione sia la compromissione dei reni sia la probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari.


Il nodo resta l’organizzazione

L’esame è già disponibile e non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la sua applicazione non segue ancora criteri uniformi. L’indagine illustrata durante l’incontro evidenzia lacune nella prescrizione, nella lettura dei risultati e nell’inserimento del test nei percorsi assistenziali dedicati alle patologie croniche.

Leonardo De Luca, direttore della Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, invita a superare una gestione separata di cuore e reni. Le linee guida, ricorda, chiedono ai cardiologi di controllare sia l’eGFR sia l’albuminuria, così da riconoscere in tempo i pazienti esposti a un peggioramento e intervenire per contenere il danno renale e il pericolo cardiovascolare.


Prevenzione ancora diseguale

Il tema è stato affrontato durante l’evento «Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce», organizzato da Boehringer Ingelheim nell’ambito della prima settimana europea dedicata a screening e diagnosi tempestiva. L’iniziativa si è svolta dal 28 settembre al 4 ottobre, nel quadro del piano europeo Safe Hearts.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

In Europa le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una patologia di questo tipo; secondo i dati presentati, circa l’80% dei casi potrebbe essere evitato intervenendo prima e promuovendo abitudini di vita corrette.


La richiesta alla politica

Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha collegato la diagnosi precoce alla sostenibilità della sanità. In Italia il costo annuale delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro, mentre nell’Unione europea oltrepassa i 280 miliardi: anticipare l’individuazione del rischio, ha osservato, significa proteggere i pazienti e impiegare meglio le risorse pubbliche.

Antonio Girelli ha annunciato la presentazione di una mozione alla Camera per rafforzare prevenzione e accesso agli strumenti diagnostici. Ilenia Malavasi ha chiesto percorsi più omogenei sul territorio, mentre Guido Quintino Liris ha richiamato la necessità di unire innovazione, appropriatezza e sostenibilità nella presa in carico delle cronicità.

Anche Ignazio Zullo ha indicato nell’uACR uno strumento semplice da integrare maggiormente nei percorsi clinici. Luca Pinto, di Iqvia, ha infine rilevato che il problema principale non è la mancanza della tecnologia, ma l’assenza di procedure condivise e di un inserimento sistematico dell’esame nell’assistenza italiana.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere