Regeni, la richiesta dei genitori a Palazzo Chigi: ora si muova
Dopo la condanna per il caso Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni sollecitano il governo a chiedere il risarcimento all’Egitto e chiariscono i tempi della provvisionale
La sentenza sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni ha consegnato alla famiglia una verità giudiziaria, ma per i genitori del ricercatore il capitolo politico è ancora aperto. Paola Deffendi e Claudio Regeni chiedono all’esecutivo di intervenire nei confronti dell’Egitto, mentre con l’avvocata Alessandra Ballerini precisano che i 150 mila euro riconosciuti alla Presidenza del Consiglio possono essere riscossi subito.
La sentenza apre un fronte politico
Secondo i genitori, il verdetto pronunciato lunedì rappresenta un risultato ottenuto esclusivamente in sede giudiziaria. «Il governo ora ha modo di riscattarsi», sostengono, invitando Palazzo Chigi a trasformare la decisione dei giudici in un’azione concreta sul piano internazionale.
La famiglia rimprovera agli esecutivi che si sono succeduti di non avere ottenuto dal Cairo una collaborazione effettiva. Nel corso degli anni, ricordano, le autorità egiziane sono state accusate di depistaggi, hanno contestato la celebrazione del procedimento in Italia e non hanno comunicato il domicilio degli imputati, impedendo di fatto la loro partecipazione al processo.
La richiesta di rompere con il Cairo
Per Paola Deffendi e Claudio Regeni, il governo dovrebbe ora reclamare il risarcimento del danno indicato dall’Avvocatura dello Stato e interrompere i rapporti con l’Egitto. La loro posizione è che la dignità nazionale non possa essere subordinata agli interessi diplomatici o alla presenza di riserve energetiche nel Paese.
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I genitori chiedono inoltre una scelta politica netta nei confronti di uno Stato che, a loro giudizio, non può essere considerato sicuro: le violenze, sottolineano, hanno colpito anche cittadini di Paesi amici. «Reclamare il risarcimento del danno e rompere i rapporti» è dunque l’appello rivolto all’esecutivo dopo la conclusione del processo.
I 150 mila euro sono già esigibili
Un chiarimento riguarda la somma assegnata alla Presidenza del Consiglio, costituita parte civile nel procedimento. La provvisionale ammonta a 150 mila euro e, secondo la famiglia e la legale Alessandra Ballerini, non è necessario attendere la conclusione definitiva del giudizio per procedere.
«La provvisionale di 150 mila euro assegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri è immediatamente esecutiva», affermano richiamando l’articolo 540 del codice di procedura penale e il dispositivo della sentenza. L’importo, quindi, può essere richiesto senza aspettare che il verdetto diventi irrevocabile.
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