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Attualità 1 min di lettura14 ott

Raid sulle raffinerie russe: Mosca accusa Kiev di frenare la tregua

Alexander Novak sostiene che gli attacchi nelle regioni di Saratov e Ryazan mostrino l’assenza di passi ucraini verso una sospensione delle azioni contro gli impianti energetici.

La Russia riferisce di aver subito oggi attacchi contro due raffinerie di petrolio e interpreta l’episodio come un segnale negativo rispetto alla tregua energetica annunciata da Donald Trump. L’accusa è stata formulata da Alexander Novak, vice primo ministro russo.

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Mosca denuncia due attacchi

Secondo quanto riferito da Novak, gli impianti colpiti si trovano nelle regioni di Saratov e Ryazan. Il dirigente ha citato informazioni ricevute dal ministero dell’Energia e dalle compagnie petrolifere russe.

«Il regime di Kiev ha attaccato oggi due raffinerie di petrolio, nelle regioni di Saratov e di Ryazan», ha affermato Novak, sostenendo che gli episodi riguardino direttamente il rispetto dell’intesa sugli obiettivi energetici.

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L’accusa sulla tregua energetica

Per il vice primo ministro russo, quanto accaduto dimostrerebbe che l’Ucraina non sta compiendo passi concreti verso la sospensione delle operazioni contro le infrastrutture del settore. La dichiarazione collega quindi gli attacchi alla tenuta dell’intesa promossa da Trump.

«Vediamo che la parte ucraina non sta dimostrando di muoversi verso una tregua energetica», ha aggiunto Novak. Non vengono forniti ulteriori dettagli sui danni provocati agli impianti né sulle modalità degli attacchi.

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