Agrigento, 112 protesi pagate dal Ssn: cinque medici nei guai
La Procura indaga su interventi eseguiti tra il 2018 e il 2024: secondo l’accusa, pazienti non rientranti nei casi previsti avrebbero ottenuto prestazioni gratuite.
Centododici cartelle cliniche e un possibile danno economico rilevante per la sanità pubblica: è il materiale acquisito dai carabinieri del Nas di Palermo nell’inchiesta sugli impianti di protesi peniene eseguiti all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Cinque medici, tra cui tre primari e l’urologo Gabriele Antonini, sono accusati a vario titolo di peculato, falso e truffa aggravata.
Un numero fuori dall’ordinario
Gli interventi esaminati dagli investigatori sarebbero stati effettuati nell’arco di sei anni, dal 2018 al 2024. La segnalazione era partita dall’ex commissario della struttura agrigentina, insospettito dalla frequenza delle operazioni rispetto ai casi normalmente coperti dal Servizio sanitario nazionale.
Le protesi peniene, infatti, non rientrano in via generale nei Livelli essenziali di assistenza. Il loro costo può arrivare a 8mila euro, mentre per l’intervento completo la spesa stimata è di circa 30mila euro. Il rimborso pubblico è previsto soltanto in circostanze specifiche, come patologie oncologiche, perdita dell’organo o malformazioni congenite.
Le accuse della Procura
Secondo la ricostruzione coordinata dalla pm Alessia Battaglia, alcuni pazienti avrebbero ricevuto gratuitamente prestazioni che, non rientrando nelle condizioni stabilite dalla legge, avrebbero dovuto pagare per intero. L’ipotesi investigativa è che le sale operatorie pubbliche siano state utilizzate in modo illegittimo, sottraendo spazio e risorse ad altri interventi.
Ai sanitari viene contestato anche il falso: la partecipazione di Antonini alle operazioni non sarebbe stata riportata nelle cartelle cliniche. Alcuni testimoni avrebbero inoltre raccontato ai carabinieri di avere rinunciato a prendere parte agli impianti dopo aver notato la presenza di professionisti esterni all’ospedale.
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Pazienti e conti ancora da verificare
La contestazione di truffa aggravata potrebbe estendersi anche ai pazienti coinvolti. Le loro posizioni, tuttavia, sono ancora in fase di valutazione e non risultano definite nell’inchiesta.
L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento si prepara a trasmettere gli atti alla Corte dei conti, chiamata a verificare l’eventuale danno arrecato alle finanze pubbliche. Qualora si arrivasse a processo, l’azienda ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile.
Gli investigatori stanno inoltre valutando se il caso possa avere collegamenti con situazioni analoghe in altre strutture pubbliche. L’ipotesi è l’esistenza di un meccanismo capace di indirizzare pazienti privati verso ospedali pubblici, facendo ricadere sul sistema sanitario costi non dovuti.
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