555notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 2 min di lettura20 min fa

Quegli occhi lo hanno tradito: così la scuola ha riconosciuto l’11enne

Dopo le immagini degli assalti a Milano, il bambino è tornato in aula come se nulla fosse accaduto: ora seguirà un percorso educativo rafforzato fuori dalla classe.

La scuola lo ha riconosciuto osservando alcuni video circolati dopo i disordini nel centro di Milano. A colpire la dirigente dell’istituto comprensivo della Barona sono stati soprattutto gli occhi azzurri dell’undicenne, ripreso mentre fuggiva con oggetti sottratti ai negozi e tentava di danneggiare le vetrine.

Il giorno successivo, lunedì 19 ottobre, il bambino si è presentato regolarmente in aula. Secondo la preside, però, non avrebbe compreso fino in fondo la gravità delle proprie azioni. Per questo la scuola intende proseguire il suo sostegno didattico, ma con una presenza al di fuori della classe.

Offerta del giorno22 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 70 giorni
********


La scuola travolta dal senso di impotenza

Nel plesso, le immagini hanno provocato una forte reazione tra insegnanti e studenti. La dirigente ha raccontato che alcuni docenti hanno pianto, vivendo con particolare sofferenza la distanza tra il lavoro educativo svolto ogni giorno e ciò che era emerso dai filmati.

Parlando agli alunni, la preside ha ribadito che «c’è una linea di demarcazione ben netta tra bene e male» e che impossessarsi di beni altrui costituisce un reato, con conseguenze anche penali. Intanto, tra i compagni dell’undicenne è cresciuta la paura e il clima scolastico è cambiato.


Il dubbio sulla consapevolezza del bambino

Nessuno ha ancora affrontato direttamente con il ragazzo la questione della sua partecipazione agli assalti. Il compito spetterà agli insegnanti che lo seguono più da vicino, anche se la dirigente non sa se il bambino sarà disposto a rispondere alle loro domande.

La preside teme inoltre che la notorietà ottenuta attraverso i filmati possa avere effetti negativi. Il rischio, a suo giudizio, è che l’undicenne non capisca ciò che è accaduto e interpreti la diffusione delle immagini come una forma di attenzione positiva.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Un percorso segnato da fragilità

Il bambino è arrivato nell’istituto quattro anni fa, dopo aver lasciato il Marocco. Non è noto se nel Paese d’origine frequentasse la scuola con continuità; in Italia ha seguito corsi di alfabetizzazione e, dalla prima media, un progetto educativo costruito sulle sue necessità.

Gli insegnanti lo hanno descritto come un alunno fragile, ancora in difficoltà con la lingua italiana e con la permanenza in aula per l’intera giornata. La dirigente ha spiegato che il ragazzo non aveva mai mostrato comportamenti vandalici né era stato coinvolto in risse: frequentava volentieri la scuola e aveva instaurato un rapporto stretto con i docenti, compresi quelli impegnati in attività individuali.


Il sostegno continuerà fuori dall’aula

L’istituto ha scelto di non interrompere il programma didattico rafforzato già predisposto per lui. Il percorso proseguirà tuttavia senza il rientro immediato nella classe, mentre gli insegnanti valuteranno come affrontare l’accaduto e accompagnarlo nella comprensione delle conseguenze.

Per la preside, si tratta di un ragazzo affettuoso, ma con caratteristiche e bisogni molto diversi da quelli dei coetanei. «La scuola ha fatto di tutto», ha affermato, assicurando che l’impegno educativo e il sostegno nei suoi confronti continueranno.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere