Hijab a scuola, la frattura tra Baku e Ankara diventa politica
L’Azerbaigian difende l’impostazione laica delle divise scolastiche, mentre in Turchia la scelta alimenta uno scontro tra governo, opposizione secolare e alleati regionali.
In Europa la scuola laica non è considerata, di per sé, una limitazione della libertà. In Francia, dal 2004, gli istituti pubblici non consentono l’esibizione di simboli religiosi vistosi, una disciplina avallata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. In Austria, invece, da settembre le studentesse con meno di 14 anni non possono portare l’hijab tra i banchi.
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La laicità supera i confini europei
Misure analoghe sono presenti anche in diversi Paesi a maggioranza musulmana. Il Kazakistan ha approvato nel 2016 i criteri per la divisa scolastica obbligatoria, escludendo gli elementi legati alla religione; in Uzbekistan l’uniforme unica è in vigore da otto anni.
Il Tagikistan ha adottato una linea ancora più rigida: nel giugno di due anni fa ha vietato per legge, negli spazi pubblici, gli abiti giudicati “estranei alla cultura nazionale”. Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan fanno inoltre parte dell’Organizzazione della cooperazione islamica, il cui prossimo vertice dovrebbe svolgersi a Baku nel 2027.
Baku difende la propria scelta
Nel caso azero, il governo ha fissato il 21 settembre un modello uniforme per gli studenti delle scuole statali. Il copricapo islamico non rientra tra gli indumenti previsti, in coerenza con la definizione costituzionale dell’Azerbaigian come Stato laico.
La stessa impostazione è stata recentemente rafforzata nella legislazione sull’istruzione generale, dove sono entrati i riferimenti al carattere nazionale e secolare della scuola. Baku ha replicato alle critiche ricordando che la laicità compare nelle costituzioni di entrambi i Paesi e che ogni Stato resta libero di stabilire le proprie regole interne.
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Ankara contesta, Ankara si divide
La decisione azera ha provocato una protesta davanti al consolato dell’Azerbaigian a Istanbul, sostenuta anche da alcuni parlamentari del partito al governo in Turchia. La contestazione ufficiale, tuttavia, non rappresenta tutte le sensibilità presenti nel Paese.
Una parte dell’opinione pubblica turca di orientamento secolare considera infatti l’esperienza di Baku un riferimento. Il teologo e commentatore Cemil Kılıç, critico dell’islam politico, ha avvertito: «Se l’Azerbaigian farà concessioni agli islamisti politici, in futuro andrà incontro a seri problemi. Non bisogna cedere in alcun modo. Occorre custodire con cura la propria identità laica».
Il nodo dell’alleanza turco-azera
Anche il giornalista Ardan Zentürk, già alla guida di Star TV e oggi editorialista del quotidiano Star, ha sostenuto che i giovani non debbano essere affidati alle comunità religiose e vadano educati secondo principi laici. La sua posizione si colloca sul versante opposto rispetto alla mobilitazione promossa dal governo.
Sul piano politico e regionale, Oğuzhan Bilgin, editorialista di Akşam, ha posto il problema in termini più ampi: secondo la sua lettura, qualcuno potrebbe voler incrinare il rapporto privilegiato tra Turchia e Azerbaigian, ma nessuno riuscirebbe nell’intento. Il confronto sull’hijab e sulle divise scolastiche finisce così per intrecciarsi con la solidità della fratellanza tra i due Paesi.
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