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Attualità 3 min di lettura22 min fa

Farmaci dimagranti, il nuovo problema è nell’armadio: cinture da rifare e jeans da

La perdita di peso legata ai medicinali GLP-1 sta spingendo molti americani a modificare gli abiti già posseduti invece di affrontare la spesa per un guardaroba nuovo.

Il timore di recuperare rapidamente parte dei chili persi sta frenando l’acquisto di abiti nuovi negli Stati Uniti. Uno studio dell’Università di Cambridge pubblicato nel 2026 ha calcolato che, nei dodici mesi successivi alla sospensione dei trattamenti, può tornare circa il 60% del peso eliminato: per molte persone, dunque, investire subito in un’intera guardaroba rischia di rivelarsi una spesa provvisoria.

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Le taglie cambiano più in fretta

Anche i rivenditori stanno cercando di rispondere a una clientela che può cambiare misura in tempi brevi. Stitch Fix, servizio statunitense di consulenza e acquisto di abbigliamento digitale, ha ampliato il catalogo con capi dotati di tessuti elastici o sistemi di regolazione.

L’amministratore delegato Matt Baer ha spiegato che almeno il 20% dei nuovi clienti assume medicinali GLP-1 e si rivolge all’azienda soprattutto per individuare la taglia più adatta. La cautela, però, resta diffusa: acquistare vestiti nuovi mentre il peso continua a diminuire può significare doverli sostituire poco dopo.


Cinture e pantaloni finiscono dal sarto

La soluzione più immediata è intervenire sugli indumenti già presenti nell’armadio. Negli Stati Uniti aumentano le richieste per stringere pantaloni, praticare nuovi fori nelle cinture e adattare scarpe che, dopo il dimagrimento, non calzano più come prima.

A New York, nel laboratorio familiare Jim’s Cobbler Concierge, il fenomeno è diventato così abituale da ricevere un soprannome nato dall’unione tra il nome del farmaco e la parola inglese che indica la cintura. I clienti portano anche molte cinture insieme e, in alcuni casi, domandano di conservare il lembo di pelle rimosso come testimonianza del peso perduto.


Il costo pesa sulle nuove compere

Secondo un’indagine realizzata da Trimi su 737 persone statunitensi che assumono o hanno assunto farmaci GLP-1, l’80% ha rinviato l’acquisto di nuovi vestiti. L’attesa dura mediamente sei mesi, mentre i jeans rappresentano il capo più problematico: nove partecipanti su dieci hanno riferito difficoltà nel farli vestire correttamente.

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Alla prudenza per l’evoluzione della taglia si aggiungono il costo della vita e il prezzo delle terapie, che negli Stati Uniti non è sempre rimborsato dalle assicurazioni sanitarie. Una parte dei consumatori sceglie quindi il mercato dell’usato: ThredUp segnala più acquisti di taglie ridotte e riferisce che il 43% degli iscritti che all’inizio comprava jeans con una vita oltre la 28 oggi seleziona misure inferiori.


I laboratori registrano più richieste

Il cambiamento nelle abitudini sta creando nuove opportunità per sarti, calzolai e aziende specializzate nella pelle. Cobblers Direct, impresa texana con 25 punti vendita e un servizio di riparazione per corrispondenza attivo in tutti gli Stati Uniti, registra una crescita a due cifre degli interventi sulle cinture rispetto allo scorso anno.

L’azienda arriva a modificarne fino a 500 ogni settimana. Stephen Kelly, amministratore delegato di Cobblers Direct, ha raccontato di clienti che mostrano la lunghezza originaria dell’accessorio dopo aver fatto aggiungere nuovi buchi, rendendo visibile quanto sia cambiata la loro corporatura.


Quanto è diffuso l’effetto GLP-1

Il fenomeno si inserisce nella crescente diffusione dei medicinali utilizzati per favorire la perdita di peso. Un sondaggio Gallup indica che oggi li assume l’11% degli adulti americani, mentre nel 2024 la quota era del 3%.

Tra i prodotti più noti figurano Ozempic, realizzato dalla danese Novo Nordisk, e Mounjaro, della statunitense Eli Lilly. Il loro impatto non riguarda soltanto la bilancia: per chi li utilizza modifica anche il modo di acquistare e conservare i vestiti, trasformando una cintura da accorciare o un paio di pantaloni da stringere nella scelta più prudente.

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