5.000Lettori online ora
Attualità 4 min di letturaieri

Quattro film, un’ombra: tra Resident Evil e la guerra di Onslaught

Brad Pitt affronta la natura selvaggia, Zach Cregger rilancia l’orrore videoludico e Nicolas Winding Refn porta al cinema il suo universo più radicale.

Le guerre in Ucraina, Iran e Palestina cambiano il peso di un film come Onslaught: la sua violenza spettacolare oggi lascia più inquietudine che divertimento. L’operazione resta sostenuta dall’interpretazione di Adria Arjona, credibile nei panni di una madre pronta a tutto per proteggere la figlia, ma il risultato appare sommessamente nauseante.

La pellicola arriverà nelle sale il primo ottobre. Anche la sua eroina, però, rappresenta un aggiornamento significativo del cinema muscolare: non più il combattente solitario alla John Matrix, bensì una donna appena separata che vive di affitti in una provincia desertica e affronta i nemici con un arsenale sorprendente.


Una violenza che non diverte più

Onslaught recupera l’immaginario dei film d’azione degli anni Ottanta e Novanta, quando scienziati senza scrupoli e super-soldati occupavano spesso il centro della scena. Qui un anziano ricercatore nazista, rimasto nascosto dalla fine della Liberazione, crea in un laboratorio statunitense tre combattenti quasi indistruttibili usando cadaveri modificati geneticamente.

Il progetto sfugge presto al controllo e le tre creature si riversano nelle strade, eliminando chiunque incontrino. Rispetto al modello reaganiano, il film spinge ancora più avanti il gusto per il militarismo e per la guerra spettacolare, inserendolo in un’America riconducibile all’epoca trumpiana.


Resident Evil trova nuova linfa

A conquistare l’attenzione è anche la nuova versione cinematografica di Resident Evil, affidata a Zach Cregger dopo i risultati ottenuti con Barbarian e Weapons. Il regista, un tempo comico e oggi tra i nomi più osservati dell’orrore, condensa la mitologia di Raccoon City nell’avventura di un giovane fattorino senza denaro e poco fortunato.

Mentre la fidanzata lo lascia attraverso il telefono, il ragazzo deve affrontare una consegna tra le nevi. Quello che sembra un incarico ordinario si trasforma in un percorso assurdo e pericoloso, legato alla nascita di un personaggio secondario della saga Capcom e PlayStation. Il film evita di spiegare tutto e conserva il mistero senza ricorrere a rivelazioni superflue.


Novantacinque minuti senza pause

Il tono mescola paura e comicità, con una leggerezza che ricorda l’ironia di Spider-Man. La storia procede per 95 minuti, distribuita in tre atti molto compatti e arricchita da svolte narrative collocate nei momenti opportuni.

Austin Abrams presta il volto al protagonista, costruito come un ragazzo dall’aria smarrita e immediatamente simpatica. L’attore, che sarà presto coinvolto anche in un’avventura subacquea, mostra di poter diventare una presenza interessante per il cinema dei prossimi anni.

Per il cinema dell’orrore estivo del 2026, Resident Evil completa un terzetto insieme a Obsession e Backrooms. Il film ha inoltre superato 196 milioni di dollari di incassi nel mondo, con un investimento di 80 milioni, stabilendo il miglior debutto dell’intera serie.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Brad Pitt contro l’Alaska

Brad Pitt interpreta un reduce segnato dagli incubi post-traumatici in Heart of the Beast, dove divide la sopravvivenza con un cane soldato addestrato. Isolati e privati della tecnologia, i due devono attraversare una natura dell’Alaska tanto spettacolare quanto ostile.

Il film di David Ayer aggiorna il racconto dell’uomo contro l’ambiente selvaggio e punta sul rapporto emotivo tra il protagonista e l’animale. Pitt ripropone il suo repertorio da eroe sicuro di sé, tra sorrisi da pubblicità e occhiali scuri, mentre la vicenda procede tra pericoli, azione e sentimenti.

L’effetto è studiato per coinvolgere soprattutto chi considera il proprio cane un membro della famiglia. Le musiche di Ludovico Einaudi aggiungono un tono solenne, ma alcune deviazioni indeboliscono la compattezza del racconto. Ne emerge un prodotto commerciale dal sottotesto militarista, con ambizioni da grande spettacolo e una conclusione che insiste più volte sul patetismo.

Pitt affronta così anche una nuova fase della sua carriera, quella della maturità anagrafica. Il film lo accompagna in questo passaggio senza nasconderlo, puntando ancora una volta sul suo carisma.


Refn sceglie la strada più oscura

Con Her Private Hell, Nicolas Winding Refn si spinge verso una forma ancora più eccentrica. La vicenda si svolge in una metropoli asiatica dominata dalla yakuza: dentro un albergo lussuoso, una matrigna, la figliastra e una giovane attrice in cerca di notorietà cercano di sottrarsi a un assassino dal volto nascosto.

A inseguirlo c’è anche un poliziotto vendicativo, incline alla violenza. L’insieme sembra provenire da un futuro mai realizzato, con scenografie che evocano il progetto di Dune immaginato da Alejandro Jodorowsky e una fantascienza dal gusto rétro.

Il film non ha incontrato il successo sperato, forse anche perché rifiuta una narrazione semplice e immediatamente leggibile. Refn costruisce invece un mondo di neon acidi, erotismo torbido e violenza da fumetto nero, mettendo lo spettatore davanti a una storia volutamente tortuosa.

Il tema centrale resta universale: le vittime possono trasformarsi in carnefici e il male continua a cambiare forma. Il titolo richiama proprio l’idea di un inferno personale per ciascun individuo. Her Private Hell arriverà al cinema il primo ottobre, rivolgendosi soprattutto agli spettatori più fedeli all’estetica radicale del regista.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere