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Attualità 2 min di lettura15 ott

Quasi 6 milioni in povertà: il divario che divide l’Italia

Nel 2025 la povertà assoluta riguarda l’8% dei nuclei, con livelli molto più elevati tra gli stranieri e nelle famiglie numerose.

Il livello di istruzione della persona di riferimento segna una differenza netta nelle condizioni economiche dei nuclei. Quando il titolo raggiunge almeno il diploma di scuola secondaria superiore, la quota di famiglie in povertà assoluta si ferma al 4,4%; sale all’11,9% con la sola licenza media e arriva al 12,3% tra quelle in cui non si va oltre la scuola primaria.

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I nuclei numerosi restano più esposti

Anche la composizione familiare incide in modo rilevante. Nei nuclei formati da almeno cinque persone, l’incidenza tocca il 19,2%, mentre scende al 10,5% tra quelli di quattro componenti e all’8,4% per le famiglie di tre persone: quest’ultimo valore resta comunque sopra la media nazionale.

Il quadro riguarda inoltre le diverse fasce d’età e mostra come la povertà non si distribuisca in modo uniforme tra i nuclei. La condizione risulta particolarmente legata alle caratteristiche della persona considerata come riferimento della famiglia, a partire dal livello di istruzione.


Il Mezzogiorno resta in coda

La percentuale più elevata si registra nel Mezzogiorno, dove nel 2025 il fenomeno interessa il 9,6% delle famiglie, pari a 813mila nuclei. Rispetto all’anno precedente si osserva una diminuzione: nel 2024 il valore era infatti del 10,5%, ma il Sud continua a essere l’area con la maggiore incidenza.

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Seguono il Nord-ovest, con 568mila famiglie e un tasso del 7,7%, e il Nord-est, fermo al 7,4% con 386mila nuclei coinvolti. Il Centro presenta invece la percentuale più contenuta, il 6,3%, corrispondente a 338mila famiglie.


Il divario tra italiani e stranieri

La cittadinanza introduce una distanza ancora più marcata. Nei nuclei composti soltanto da cittadini italiani la povertà assoluta riguarda il 5,9% delle famiglie; tra quelli formati esclusivamente da stranieri la quota raggiunge il 29,4%.

Considerando la distribuzione complessiva delle famiglie povere, il 45,3% vive nelle regioni settentrionali, il 38,6% nel Mezzogiorno e il 16,1% nel Centro. Nel complesso, il 2025 conta oltre due milioni di famiglie e quasi sei milioni di persone in questa condizione: l’incidenza nazionale è dell’8%, in calo rispetto all’8,4% del 2024.

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