Qeshm, gli Usa colpiscono l’Iran: Trump evoca Fordow
Washington avrebbe condotto altri raid limitati, mentre Teheran propone un piano di due giorni per riaprire Hormuz
Gli Stati Uniti hanno colpito l’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, e Donald Trump ha lasciato intendere che Fordow potrebbe essere il prossimo obiettivo. L’operazione è avvenuta alla vigilia delle elezioni di metà mandato americane.
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Trump cita l’impianto nucleare
In un’intervista a Fox News, il presidente statunitense ha parlato della possibilità di colpire il sito sotterraneo iraniano: «Potremmo dover attaccare Fordow, non sarebbe un problema». Trump ha sostenuto che l’esercito americano potrebbe intervenire «entro un’ora e in qualsiasi momento vogliamo».
Il presidente ha inoltre descritto la posizione iraniana come debole sul piano negoziale. A suo giudizio, l’operazione militare in corso non equivale a una guerra tradizionale, ma a «una guerra molto leggera».
Fordow è il principale e più protetto impianto iraniano per l’arricchimento dell’uranio. La struttura venne realizzata in segreto dal 2006 all’interno di una base militare dismessa e la sua esistenza fu resa pubblica nel 2009, dopo la scoperta da parte dell’intelligence statunitense.
Nel 2023 l’Agenzia internazionale per l’energia atomica rilevò nel sito particelle di uranio arricchito tra il 60% e l’83%, livelli vicini a quelli necessari per un’arma atomica. L’impianto ospita centrifughe che separano l’uranio-235 dall’uranio-238 e consentono di aumentare la concentrazione dell’isotopo fissile.
Il raid sull’isola di Qeshm
A riferire dell’attacco è stato il Wall Street Journal, secondo cui il bombardamento rientrerebbe in una serie di azioni circoscritte condotte da Washington contro l’Iran nelle ultime settimane. Funzionari statunitensi, rimasti anonimi, hanno spiegato che l’esercito avrebbe cercato di mantenere riservate queste operazioni per evitare l’impressione di una ripresa dei raid su larga scala.
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L’agenzia ufficiale iraniana Irna aveva parlato in precedenza di cinque esplosioni sull’isola e della presenza di due velivoli osservati da alcuni residenti. Il Pentagono, interpellato dall’Afp, ha rinviato ogni chiarimento al comando militare americano per il Medio Oriente, Centcom, che non ha risposto nell’immediato.
L’azione è stata resa nota poco dopo che Trump aveva espresso ottimismo sui colloqui con Teheran. Il momento è particolarmente delicato anche per la vicinanza alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
La proposta iraniana su Hormuz
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato, attraverso mediatori del Qatar, l’invio agli Stati Uniti di un piano per ridurre le tensioni nell’arco di 48 ore. Il progetto prevede che Washington adotti alcune misure nel primo giorno; nel secondo, l’Iran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz e consentirebbe il ritorno dei transiti alla normalità.
La riapertura, ha precisato Araghchi, dipende dall’accettazione delle richieste iraniane. «Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale», ha affermato il ministro, aggiungendo che i negoziati potrebbero riprendere soltanto dopo il rispetto delle condizioni poste da Teheran.
Araghchi ha avvertito che un eventuale ricorso alla diplomazia sarebbe accolto con disponibilità, mentre nuove operazioni militari provocherebbero una risposta «più dura e pesante di prima». In assenza di un’intesa, l’Iran manterrebbe la situazione attuale senza fare concessioni.
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