Putin, il vertice si avvicina: Meloni tra i nomi Ue per la pace
Il Cremlino valuta l’incontro Putin-Trump-Zelensky, mentre Kiev nega novità operative sulla rete satellitare e segnala nuovi danni a energia e abitazioni.
La possibile riapertura del dialogo tra Mosca, Kiev e Washington si intreccia con nuovi attacchi sul terreno e con l’incertezza sulle comunicazioni militari ucraine. Mentre la Russia considera l’ipotesi di un incontro tra Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump, Kiev fa sapere che Starlink resta soggetto alle limitazioni già in vigore.
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Il vertice a tre torna possibile
Dopo il colloquio durato tre ore tra Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff, svolto a San Pietroburgo, Mosca ha lasciato filtrare un’apertura finora assente. Il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov ha spiegato che «la discussione è in corso», riferendosi alla possibilità di un vertice con Trump e Zelensky.
Il presidente americano ha mostrato ottimismo sull’evoluzione dei contatti: «Ci stiamo avvicinando alla risoluzione della guerra». L’ipotesi di un confronto diretto a tre era stata finora respinta dal Cremlino, ma la missione di Witkoff sembra aver riportato il tema al centro delle trattative.
Meloni tra i possibili mediatori
Nel frattempo, in ambito europeo si ragiona sulla scelta di una figura incaricata di mantenere un canale diretto con Putin. Fonti diplomatiche indicano Giorgia Meloni tra i cinque nomi presi in considerazione, insieme ad Alexander Stubb, Petr Pavel, Mette Frederiksen e Jonas Gahr Støre.
La discussione nasce dalla crescente preoccupazione di alcuni governi europei per il possibile ruolo di Washington nei negoziati. Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, l’Europa avverte l’esigenza di avere un proprio rappresentante ai colloqui di pace e considera la nomina sempre più urgente.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha inoltre ricordato che l’Unione dovrebbe coprire circa due terzi dei 70 miliardi di euro aggiuntivi chiesti dall’Ucraina per il prossimo anno. La Commissione sta preparando proposte operative e una decisione potrebbe arrivare a novembre, quando Costa punta anche a chiudere l’intesa sul bilancio pluriennale dell’Unione.
Kiev tra blackout e feriti
Le autorità ucraine riferiscono che gli attacchi russi della notte hanno colpito infrastrutture energetiche in sei regioni: Zhytomyr, Volyn, Mykolaiv, Poltava, Khmelnytskyi e Rivne. Il bilancio comunicato da Kiev supera le 500.000 persone rimaste senza elettricità.
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Nella regione di Zhytomyr, un velivolo senza pilota russo ha centrato un’abitazione, causando nove feriti, tra i quali due minorenni. Due persone sono state ricoverate; il governatore Vitalii Bunechko ha denunciato il proseguimento degli attacchi contro la popolazione e ha ricordato che le strutture energetiche locali sono state colpite più volte nelle ultime settimane.
Anche la questione Starlink resta irrisolta. Il consigliere presidenziale ucraino Dmitry Litvin ha riferito che, nonostante una richiesta di Trump a Elon Musk per eliminare le restrizioni, «per ora non è cambiato nulla» e i limiti operativi risultano ancora presenti.
Raid russi e scambi in Bielorussia
Un incendio di vaste proporzioni è divampato nell’impianto chimico Azot, nella regione russa di Perm, dopo un attacco con droni attribuito all’Ucraina. Lo stabilimento appartiene a Uralchem e produce, tra gli altri materiali, ammoniaca, acido nitrico, nitrati, urea e composti impiegati anche nella produzione di esplosivi. Le fiamme sono state confermate dagli abitanti della zona.
Le autorità hanno sospeso temporaneamente l’attività dell’aeroporto locale: più di 20 voli hanno subito rinvii e quattro sono stati cancellati. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che, nelle 12 ore precedenti, i sistemi antiaerei avrebbero abbattuto o intercettato 433 droni ucraini in 20 regioni, in Crimea e sulle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov.
Sul fronte umanitario, a Gomel è previsto uno scambio di prigionieri russi e ucraini, accompagnato dal rientro di civili. Yana Lantratova, commissaria russa per i diritti umani, e Dmitry Lubinets, suo omologo ucraino, si sono incontrati al posto di frontiera di Novaya Guta.
Il giorno precedente le due parti avevano trasferito le salme dei militari caduti: Mosca ne aveva consegnate 25, mentre Kiev aveva restituito 252 corpi.
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