7.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Puigdemont è libero di rientrare: la Catalogna può spostare il voto

La revoca del mandato e l’applicazione dell’amnistia riaprono la partita politica catalana, con effetti decisivi sulle elezioni anticipate del 29 novembre.

Il ritorno di Carles Puigdemont in Spagna non è più bloccato da un mandato d’arresto nazionale. Dopo quasi nove anni trascorsi in Belgio, l’ex presidente della Generalitat può quindi valutare il rientro proprio mentre la Catalogna si prepara a una campagna elettorale destinata a incidere sugli equilibri del governo di Pedro Sánchez.

La svolta arriva dalla Corte Suprema, che ha cancellato l’ordine di arresto poche ore dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sull’applicazione dell’amnistia al reato di malversazione collegato al processo indipendentista. La decisione riguarda anche Toni Comín e Lluís Puig, ma non chiude ancora tutti i passaggi giudiziari necessari.


Il ritorno resta legato ai tempi giudiziari

Puigdemont potrebbe rientrare subito, attendere la conclusione dell’istruttoria sul suo caso oppure aspettare una decisione definitiva della sezione penale. Sono tre momenti diversi, ciascuno con un peso politico distinto, soprattutto se il leader di Junts riuscisse a tornare durante la campagna per il voto del 29 novembre.

Il giudice Llarena non ha tuttavia stabilito se l’amnistia debba essere riconosciuta anche a Puigdemont. Prima di pronunciarsi, ha spiegato che dovrà esaminare integralmente la sentenza costituzionale, emessa sul ricorso presentato da Dolors Bassa. I magistrati potrebbero estendere il principio agli altri imputati oppure procedere separatamente, esaminando ogni posizione individuale.

La questione non riguarda soltanto il rischio di arresto. L’applicazione completa dell’amnistia eliminerebbe anche l’interdizione dai pubblici incarichi, consentendo agli esponenti indipendentisti coinvolti nel processo di candidarsi e di tornare eventualmente a ricoprire ruoli istituzionali.


Sánchez affronta il voto più delicato

Il primo ministro socialista ha convocato elezioni anticipate dopo la rottura con Junts, che in precedenza aveva contribuito alla nascita del suo governo nel 2023. Il partito vicino a Puigdemont ha poi iniziato a ostacolare diversi provvedimenti dell’esecutivo, compresi quelli relativi all’emergenza abitativa.

Sánchez ha collegato l’amnistia all’obiettivo di ridurre il conflitto politico e sociale nella regione. «Accolgo con favore il fatto che questo aiuti la società catalana», ha dichiarato, sostenendo inoltre che la misura non sia stata pensata per favorire un singolo partito o un esponente dell’indipendentismo, ma per migliorare la convivenza in Catalogna.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Nella legislatura appena conclusa, 40 dei 48 deputati eletti nella regione sostenevano il governo. Nel 2023, inoltre, i sette voti di Junts furono determinanti per permettere a Sánchez di restare alla guida dell’esecutivo. Per confermare quella posizione, il Partito socialista dovrà ottenere un risultato solido in Catalogna e mantenere il sostegno dei propri alleati.


Junts ed Erc cercano una nuova spinta

Il possibile rientro di Puigdemont potrebbe diventare il tema centrale della campagna di Junts, anche se i sondaggi indicano difficoltà sia per i socialisti catalani sia per la formazione indipendentista. La lista dovrebbe essere guidata con ogni probabilità da Miriam Nogueras, mentre resta da capire se la presenza dell’ex presidente possa rafforzare il partito.

Le elezioni anticipate comportano anche conseguenze economiche per la regione: il calendario parlamentare non consentirebbe di approvare i nuovi finanziamenti regionali promessi, sui quali aveva puntato soprattutto Erc. Il partito di sinistra catalana potrebbe inoltre beneficiare dell’eventuale fine delle interdizioni, dopo che la Corte costituzionale ha aperto la strada alla candidatura di Oriol Junqueras, ex vicepresidente della Catalogna e leader della formazione.

Nel 2021 il governo Sánchez aveva già concesso l’indulto a nove dirigenti separatisti detenuti. Quella misura, però, non comprendeva gli esponenti fuggiti all’estero e lasciava in vigore le interdizioni, tra cui quella di Junqueras fino al 2031. L’amnistia rappresenta quindi un passaggio più ampio, ancora in attesa dell’applicazione definitiva da parte dei giudici.

Anche Ada Colau, ex sindaca di Barcellona, ha manifestato la disponibilità a guidare Frente Amplio, la nuova alleanza di sinistra vicina a Sánchez, che il 17 ottobre presenterà programma e candidato. In questo quadro, il cosiddetto fattore Catalogna potrebbe pesare non solo sulla composizione del prossimo Parlamento regionale, ma anche sulla tenuta politica del governo centrale.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere