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Attualità 3 min di lettura3 giorni fa

Primarie e voto utile: la sfida di Meloni al campo largo

La nuova legge mette al centro il candidato premier e ridisegna la competizione tra maggioranza, opposizioni e partiti minori

Giuseppe Conte sta cercando di trasformare le prossime primarie del centrosinistra in una sfida aperta oltre i confini del M5s. La linea contro l’invio di armi in Ucraina e il rilancio del reddito di cittadinanza puntano infatti a intercettare consensi tra gli elettori pacifisti, soprattutto nel Mezzogiorno.


Conte tenta l’assalto ai gazebo

La strategia dell’ex premier si rivolge anche a una parte dell’elettorato del Pd. Sul conflitto ucraino, Conte insiste sulla formula «stop alle armi per finanziare scuola e sanità», mentre sul piano sociale prova a riaprire il tema della misura cancellata dal governo Meloni.

L’obiettivo è arrivare alla competizione interna con una base più ampia di quella tradizionalmente legata al Movimento. In questo modo la contesa per la candidatura alla guida della coalizione potrebbe diventare il terreno decisivo dei rapporti tra Conte ed Elly Schlein.


Il candidato premier cambia gli equilibri

La riforma impone ai partiti di presentare già al momento del deposito dei simboli anche il nome del candidato alla presidenza del Consiglio e il programma elettorale. Se manca questa indicazione, le liste non possono essere ammesse.

La scelta, fortemente sostenuta da Giorgia Meloni, introduce un vincolo che riporta al centro la leadership della coalizione. L’obbligo ricorda una regola già presente nel Porcellum, utilizzato nelle elezioni del 2006, 2008 e 2013, ma oggi rischia di accentuare le tensioni tra Pd e M5s. Le primarie per scegliere il nome da proporre agli elettori potrebbero quindi trasformarsi in un confronto duro e divisivo, proprio come auspica la presidente del Consiglio dopo l’accantonamento del Ddl Casellati sull’elezione diretta del premier.


La soglia del 42% decide tutto

Il meccanismo assegna il premio di maggioranza al raggruppamento che supera il 42% dei voti. La distribuzione avverrebbe attraverso liste coalizionali fisse: 70 deputati e 35 senatori, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori, pari a una quota compresa tra il 55% e il 57% dei seggi.

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Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos realizzato da Nando Pagnoncelli, Futuro nazionale di Roberto Vannacci raggiunge l’8,8%, mentre la Lega si ferma al 4,7%. Il centrodestra, senza il partito di Vannacci, sarebbe così al 39,4%, sotto la soglia richiesta. Meloni punta perciò a convincere gli elettori che disperdere il consenso favorisca l’opposizione: «se votate lui vince la sinistra».


Il campo largo parte avanti

La stessa rilevazione attribuisce a Pd, M5s, Avs e Italia Viva il 44,5%. Il dato, tuttavia, non equivale automaticamente a un risultato elettorale comune: una parte degli elettori pentastellati potrebbe non sostenere una coalizione guidata da Schlein, mentre alcuni voti del Pd potrebbero spostarsi verso l’area di Carlo Calenda se fosse Conte a prevalere nelle primarie.

La riforma, chiamata Stabilicum dai suoi sostenitori, mira a garantire una maggioranza definita ma potrebbe produrre un esito incerto se entrambi gli schieramenti restassero sotto il 42%. Per il centrodestra il nuovo sistema rappresenta comunque un’opportunità maggiore rispetto al Rosatellum, soprattutto per contenere l’avanzata di Futuro nazionale e puntare al voto concentrato sulla coalizione.


Alla Camera il passaggio decisivo

Il provvedimento è ora all’esame finale di Montecitorio con la fiducia già posta dal governo sui due articoli. Restano due votazioni segrete: una sulle questioni di costituzionalità e l’altra sul testo conclusivo.

Meloni ha avvertito che eventuali defezioni potrebbero condurre direttamente alle elezioni con il Rosatellum. In quel caso, la presenza autonoma di Futuro nazionale potrebbe compromettere i collegi uninominali oggi considerati più sicuri per il centrodestra, fino a cambiare l’esito del 2022. Il ritorno alle urne avrebbe inoltre un effetto sui parlamentari eletti per la prima volta, che rischierebbero di votare prima di aver maturato il requisito pensionistico previsto tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2027. Nel nuovo quadro restano da valutare anche le soglie differenziate per le forze minori, tra cui Italia Viva, Azione, Noi Moderati e gli altri partiti dell’area centrista.

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