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Attualità 3 min di lettura6 ott

Prestiti, il Nord rallenta: nel 2026 cresce il rischio per le imprese

I finanziamenti aziendali aumentano soprattutto nel Centro-Sud, mentre diverse regioni settentrionali arretrano e il deterioramento dei crediti accelera nel Nord-Est.

Il credito alle imprese sta seguendo traiettorie sempre più diverse lungo la penisola. Mentre Lazio e Mezzogiorno registrano aumenti rilevanti, alcune aree produttive del Nord segnano una diminuzione dei finanziamenti. La fotografia dei dati Abi, aggiornata a fine giugno, si combina con le previsioni Abi-Cerved sul peggioramento dei prestiti nel 2026: l’industria è il comparto più esposto, soprattutto tra le piccole aziende.


Il credito cambia direzione

La crescita più marcata dei prestiti alle imprese appartiene al Lazio, con un aumento del 12,3%. Il dato potrebbe risentire della presenza della pubblica amministrazione, ma resta nettamente superiore a quello delle altre regioni. Calabria e Sicilia seguono con il 4,6%, mentre l’Umbria sale del 4,2%, la Puglia del 3,7% e la Basilicata del 3,1%.

Al Nord la situazione è meno uniforme. La Lombardia cresce del 2,7%, l’Emilia-Romagna del 2,3%, il Trentino-Alto Adige dell’1,6% e il Piemonte dell’1%. In controtendenza, invece, Liguria e Friuli-Venezia Giulia arretrano rispettivamente del 3,7% e del 4,3%; anche Toscana e Veneto calano, dell’1,3% e dello 0,5%. Nel complesso nazionale, i finanziamenti alle aziende aumentano del 2,6%, meno del credito alle famiglie, che registra un +3,2%.


Nel 2026 l’industria è più fragile

Le stime per il prossimo anno indicano un incremento del tasso di deterioramento in tutte le dimensioni aziendali. Per le microimprese si passa dal 2,8% del 2025 al 3%, per le piccole dal 2% al 2,2%, per le medie dall’1,8% al 2% e per le grandi dall’1,7% all’1,9%.

Tra i comparti, le costruzioni restano quelle con l’incremento più ampio, dal 2,9% al 3,3%. I servizi passano invece dal 2,6% al 2,7%. Il dato più significativo riguarda però l’industria: il tasso sale dal 2,5% al 2,7%, superando il 2,3% registrato prima della pandemia, anche per effetto della forte riduzione della produzione.

Nella manifattura, l’aumento più consistente interessa le piccole imprese, dall’1,8% al 2,3%. Per le microaziende la variazione è più contenuta, dal 3% al 3,2%. La distribuzione territoriale mostra inoltre che il Nord-Est avrà l’incremento più pronunciato, pari a 0,3 punti percentuali, pur mantenendo il livello di rischio più basso.

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Il Mezzogiorno resta più esposto

Nel Sud e nelle Isole il deterioramento cresce di 0,2 punti, mentre Nord-Ovest e Centro avanzano di 0,1. Il Mezzogiorno continua a presentare il valore più elevato, pari al 3,7%, contro il 2% del Nord-Est. Nord-Ovest e Centro si collocano rispettivamente al 2,5% e al 3,2%, riducendo leggermente la distanza tra le aree più e meno rischiose.

Il quadro dei prestiti alle famiglie appare invece più omogeneo. Gli aumenti più rilevanti si registrano in Emilia-Romagna, al 3,9%, e in Campania, al 3,8%; seguono Sicilia al 3,7%, Veneto al 3,7%, Calabria al 3,5%, Toscana al 3,4% e Abruzzi al 3,1%. Nelle altre regioni la crescita si mantiene intorno o sopra il 2%.


Patuelli richiama il fattore Germania

Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ha collegato la maggiore vivacità del credito nel Centro e nel Mezzogiorno anche agli investimenti del Pnrr e alla Zes. A suo giudizio, il rallentamento del Nord risente invece della debolezza dell’economia tedesca, particolarmente importante per molte filiere produttive settentrionali.

«Preoccupano le diminuzioni della Val d’Aosta, della Liguria, del Friuli Venezia Giulia e anche del Veneto nel Nord, oltre a quella della Toscana nel Centro. Occorre attenzione ai rischi delle imprese nel Nord Italia», ha affermato Patuelli. Il presidente dell’Abi ha inoltre indicato la crescita del Lazio e quella di Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata tra gli elementi più rilevanti emersi dai dati.

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