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Attualità 2 min di lettura43 min fa

Premio Caruana Galizia, l’inchiesta che mette l’Ue davanti allo specchio

Giacomo Zandonini e Maite Vermeulen sono stati premiati per il lavoro sull’accordo Italia-Albania, mentre Bruxelles guarda a quel meccanismo come possibile modello sui rimpatri.

L’accesso alle informazioni è stato il principale ostacolo incontrato dai due giornalisti: le richieste rivolte al governo italiano, al ministero dell’Interno e alle prefetture hanno prodotto risposte limitate. Roma e Tirana, inoltre, non hanno accettato di commentare i dati raccolti né hanno consentito ai reporter di entrare nei centri previsti dall’intesa.

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Un’indagine costruita tra silenzi e documenti

Dal versante olandese sono invece arrivati 70 documenti, comprendenti messaggi di posta elettronica, valutazioni e materiali relativi ai colloqui sull’accordo tra Italia e Albania. La situazione italiana è apparsa ai giornalisti molto meno accessibile, soprattutto per quanto riguarda le spese, le condizioni di permanenza e il numero delle persone trattenute.

Zandonini ha spiegato che il lavoro, pubblicato a gennaio dopo quasi due anni di ricerche, puntava a ricostruire in modo comprensibile il funzionamento concreto dell’intesa. Per farlo, i due autori hanno esaminato una vasta quantità di atti ufficiali. «Lo scoglio più grande è stato accedere alle informazioni», ha raccontato il giornalista.


Il monito sui centri fuori dall’Unione

L’inchiesta, realizzata da Giacomo Zandonini e Maite Vermeulen per De Correspondent, analizza il trasferimento dei migranti in strutture collocate oltre i confini dell’Unione europea. Secondo gli autori, questo tipo di soluzione presenta rischi per i diritti fondamentali, richiede risorse ingenti e non offre risultati proporzionati.

Vermeulen ha osservato che diversi governi europei stanno valutando intese simili con Paesi terzi, ricordando anche i contatti dei Paesi Bassi con il Rwanda. La giornalista ha auspicato che il riconoscimento possa spingere gli esecutivi a considerare le conseguenze concrete di queste politiche: «Non ho mai visto un accordo con un Paese extra-Ue in cui i diritti umani siano stati adeguatamente tutelati».

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Il premio e la contraddizione europea

Il lavoro è stato scelto da una giuria indipendente formata da giornalisti di tutti i Paesi europei. Le candidature erano 344, ridotte a dieci finalisti prima della selezione conclusiva. Il riconoscimento 2026 ricorda Daphne Caruana Galizia, la reporter maltese uccisa dopo le sue inchieste sulla corruzione.

La consegna è avvenuta a Strasburgo, nella sala stampa intitolata alla giornalista. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha insistito sul valore della libertà di stampa senza entrare nel merito delle accuse contenute nell’indagine premiata.

Il contrasto riguarda però la direzione presa dalle istituzioni europee. Il 17 giugno la Plenaria ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri, che contempla l’allontanamento verso territori extra-Ue, compresi i cosiddetti centri di rimpatrio, quando esiste un accordo con il Paese interessato.

In questo quadro, il meccanismo Italia-Albania contestato dall’inchiesta non resta soltanto un caso nazionale: viene indicato come riferimento per le future politiche europee. Il progetto denunciato dai due reporter per le sue criticità finisce così per coincidere con una delle opzioni sostenute dall’Unione.

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